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Piazza Affari chiude in rialzo, Ubi Banca e Ferragamo tra i peggiori

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Seduta interlocutoria per Piazza Affari. L’indice Ftse Mib ha fermato le lancette a fine giornata a quota 22.727 punti, con un progresso dello 0,16%. Indicazioni parzialmente deludenti dalla Germania con l’indice Zew relativo alle attese economiche in Germania sceso a 17,4 punti a dicembre dai 18,7 di novembre, mentre il consensus era 18 punti. Le prospettive a sei mesi per l’economia tedesca rimangono comunque molto positive.

Si segnala oggi il nuovo rally del petrolio, con il Brent balzato ai nuovi massimi dal 2015 trascinando al rialzo i testimonial del settore. A Piazza Affari il titolo Saipem è avanzato dell’1,8%, +2,99% per Tenaris.

Tra le banche in ribasso Ubi Banca (-3%) dopo le indicazioni stampa circa il pressing della Bce sull’istituto bergamasco per fare di più sui Npl e presentare un nuovo piano in merito entro fine marzo 2018. L’istituto bergamasco, in risposta a tali voci stampa, ha specificato che tale informazione non comporta alcun elemento di novità, in quanto la previsione di regolari aggiornamenti sul Piano NPL concerne tutte le banche. Dal canto suo UBI Banca conferma la propria strategia con massima priorità alla gestione interna del recupero dei crediti e la cessione di NPL come componente residua. In affanno oggi anche Banco Bpm (-2,2%) e Bper (-3,48%).

Giù anche Unicredit (-1%) che ha confermato gli obiettivi del piano Transform 2019 aumentando il dividend payout per l’esercizio 2019 dal 20 al 30%, mentre dopo il 2019 il payout passerà dal 30% al 50% una volta ottenuta conferma degli impatti regolamentari.

Tonfo del 2,83% a 22,61 euro per Salvatore Ferragamo che risulta il peggior titolo all’interno del Ftse Mib. A sgonfiare i corsi azionari del titolo della maison del lusso è la bocciatura arrivata oggi da Hsbc che ha rivisto la raccomandazione a hold dal precedente buy con contestuale riduzione del prezzo obiettivo da 29 a 24 euro. Il broker anglosassone ha ridotto le stime per il 2017 su ricavi del 2%, sull’ebit del 13% e sull’utile del 18% per il concorso di una minore crescita e tax rate più alto.