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Piazza Affari chiude in rialzo, ben comprate le banche. Toniche Azimut e Mediaset

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Piazza Affari ha chiuso in rialzo con l’indice Ftse Mib che dopo le parole di Draghi è scattato sopra la soglia dei 22.000 punti per poi chiudere con un rialzo dell’1,52% a 21.951 punti. La Bce, come da attese, ha messo in campo una serie di misure volte a contenere il rischio deflazione e a sostenere la crescita dell’Eurozona. Oltre al taglio dei tassi, portati al nuovo minimo storico dello 0,15%, l’Eurotower ha deciso di immettere nuova liquidità sul mercato attraverso un nuovo piano di rifinanziamento a lungo termine, a cui si affiancherà la sospensione della sterilizzazione del programma di acquisto bond e misure preparatorie per acquistare gli Abs, cioè titoli garantiti a sostegno delle imprese. Se per il momento il quantitative easing in salsa europea non è stato lanciato, Draghi ha comunque precisato che “gli interventi non sono finiti qui”.

Gli acquisti hanno premiato il comparto bancario: Banco Popolare ha guadagnato il 2,03% a 14,03 euro, Popolare di Milano l’1,34% a 0,679 euro, Popolare dell’Emilia Romagna l’1,94% a 8,385 euro, Intesa SanPaolo il 2,36% a 2,51 euro, Mediobanca il 4,01% a 7,645 euro, Unicredit il 2,86% a 6,65 euro. Brillante Mediaset (+2,72% a 3,618 euro) in scia alle nuove indiscrezioni relative al business della pay-tv. Secondo quanto da Bloomberg, la spagnola Telefonica sarebbe pronta ad offrire 350 milioni di euro per il 22% di Digital Plus. Seduta positiva per i due colosso pubblici dell’energia: Enel ha mostrato un progresso dell’1,77% a 4,234 euro, mentre Eni è avanzata dell’1,55% a 18,91 euro. Forti acquisti su Azimut (+3,77% a 20,88 euro) che a maggio ha registrato una raccolta positiva per 340 milioni di euro. La raccolta totale da inizio anno ha così superato i 2,1 miliardi di euro. Telecom Italia (+1,17% a 0,949 euro) sotto riflettori dopo che il Cade, l’antitrust brasiliano, ha rigettato il ricorso di Telefonica confermando così l’obbligo in capo alla compagnia telefonica spagnola di ridurre la sua presenza sul mercato brasiliano dove controlla l’operatore Vivo e indirettamente Tim Brasil tramite la partecipazione in Telecom Italia.