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Piazza Affari chiude in lieve rialzo. Male comparto oil, sale Telecom

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Piazza Affari ha chiuso in moderato rialzo dopo lo scivolone di ieri con il mercato che è rimasto parzialmente deluso dalle mosse annunciate da Mario Draghi al termine della riunione della Banca centrale europea. L’Eurotower ha tagliato il tasso sui depositi di 10 punti base portandolo a -0,30%, ha allungato i tempi del quantitative easing fino a marzo 2017, includendo negli acquisti anche i bond locali ma lasciando invariato l’ammontare mensile a 60 miliardi di euro. Oggi l’attenzione si spostata negli Stati Uniti dove nel pomeriggio sono stati pubblicati i dati sul mercato di lavoro di novembre. Negli States sono stati creati 211 mila nuovi posti di lavoro nei settori non agricoli, oltre le attese che erano ferme a 200 mila, mentre il tasso di disoccupazione è stato confermato al 5%. Dati che spalancano ulteriormente le porte al primo rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve, che si riunirà il prossimo 16 dicembre. In questo quadro a Piazza Affari l’indice Ftse Mib ha guadagnato lo 0,12% a 22.021 punti.

Forti vendite sui titoli del comparto oil dopo i rumors riportati dalle principali agenzie di stampa internazionali secondo cui l’Opec, nella riunione odierna di Vienna, avrebbe deciso di aumentare il tetto della produzione a 31,5 milioni di barili al giorno dai precedenti 30 milioni. Dopo la pubblicazione di queste notizie sono subito scattate forti vendite sul greggio e sui titoli più sensibili al suo andamento: Eni ha ceduto l’1,41% a 14,61 euro, Saipem l’1,71% e Tenaris il 2,17%. Ben comprata Finmeccanica (+1,59%) dopo che gli analisti di Deutsche Bank hanno alzato il target price sul titolo della Difesa a 13,5 euro dal precedente 12,50 euro.

Telecom Italia (+1,39%) positiva in scia alla promozione arrivata questa mattina da Ubs. Gli analisti della banca svizzera hanno alzato il giudizio sul gruppo tlc a neutral dal precedente sell. Ieri Vivendi ha provato a rassicurare i fondi, che si sono schierati contro l’allargamento del Cda propedeutico all’ingresso di 4 consiglieri del colosso francese, in vista dell’assemblea del prossimo 15 dicembre. L’Ad di Vivendi, Arnauld de Puyfontaine, ha infatti spiegato che la società transalpina non intende esercitare un’influenza significativa su Telecom Italia né caldeggiare un’integrazione tra i due gruppi.