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Piazza Affari chiude in deciso ribasso, forti vendite sulle banche

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Piazza Affari ha chiuso in deciso ribasso dopo la brillante performance di venerdì, quando il listino milanese aveva risentito ancora dell’apertura di Mario Draghi a nuove misure di stimolo monetario già nella riunione di marzo della Bce. Piazza Affari, che ha pagato le forti vendite sui titoli del comparto bancario, ha accelerato ribasso nel finale complice l’andamento di Wall Street, zavorrata dal settore energetico. Settore energetico impattato negativamente dallo scivolone delle quotazioni del petrolio, con il Wti che lascia sul parterre oltre 4 punti percentuali sotto 31 dollari al barile. Dopo la Bce questa settimana l’attesa sarà per la Fed che mercoledì annuncerà la sua decisione sui tassi di interesse. Visti gli ultimi sviluppi dei mercati finanziari, è diminuita la possibilità che la Banca centrale americana imprima una nuova stretta già in questa occasione. In questo quadro a Piazza Affari l’indice Ftse Mib ha perso il 2,03% a 18.641 punti.

Le banche sono finite ancora sotto pressione nella prima seduta della settimana. Gli investitori sono in attesa di una soluzione definitiva del nodo bad bank, tema di discussione tra Roma e Bruxelles. Nell’attesa sono state le copiose le vendite che hanno colpito il comparto bancario: Banco Popolare ha ceduto il 6,59% a 8,50 euro, Montepaschi il 2,80% a 0,729 euro, Popolare di Milano il 5,99% a 0,769 euro, Intesa SanPaolo il 2,80% a 2,638 euro, Unicredit il 6,20% a 3,746 euro, Ubi Banca il 3% a 4,394 euro. Male la galassia Agnelli con FCA e CNH Industrial che hanno lasciato sul parterre rispettivamente l’1,63% a 6,625 euro e il 3,78% a 5,465 euro nella settimana in cui verranno svelati i conti relativi al quarto trimestre e all’intero 2015. Debole A2A (-1,67% a 1,059 euro) in scia alle parole del sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, che ha aperto alla possibilità di una discesa sotto il 50% del capitale della multiutility da parte dei principali azionisti (Comune di Milano e Comune di Brescia).

Saipem (+6,71% a 0,564 euro) protagonista nel giorno in cui è partito l’aumento di capitale da 3,5 miliardi di euro. Una nota di Borsa Italiana ha rimarcato che la parità teorica dei diritti, in base alla chiusura di venerdì, è fissata a 3,674 euro. Intanto Saipem nel prospetto di accompagnamento all’aumento di capitale ha aggiornato la guidance sui ricavi 2015 in un range 11-12 miliardi di euro rispetto ai 12 mld indicati precedentemente. L’aumento di capitale prevede un maxi-sconto del 37% sul Terp, il prezzo teorico dopo lo stacco del diritto di opzione calcolato sulla base del prezzo ufficiale di chiusura di Borsa del 21 gennaio, pari a 5,26 euro. I diritti di opzione che potranno essere esercitati tra il 25 gennaio e l’11 febbraio e negoziati in Borsa fino al 5 febbraio.