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Piazza Affari chiude in deciso ribasso, forti vendite su FCA e finanziari

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Piazza Affari ha chiuso in deciso ribasso dopo il rally di venerdì scorso innescato dalle parole di Janet Yellen, che aveva ribadito come lo scenario principale rimanga quello di un primo rialzo dei tassi d’interesse entro l’anno da parte della Federal Reserve. A pesare sul sentiment degli investitori è stato ancora una volta lo scandalo che sta travolgendo Volkswagen, con il titolo della casa auto tedesca sceso sotto la soglia dei 100 euro. Solo dieci giorni fa l’azione Volkswagen quotata sopra quota 170 euro. Inoltre ha pesato il crollo di Glencore, il colosso delle materie prime, che ha mostrato un tonfo di circa il 25% alla Borsa di Londra. Sulle materie prime ha pesato il nuovo deludente dato arrivato questa mattina dalla Cina: ad agosto gli utili industriali sono scesi dell’8,8% su base annua, il peggior calo degli ultimi quattro anni. In questo quadro a Piazza Affari l’indice Ftse Mib ha chiuso la seduta con un ribasso del 2,71% a 20.759 punti.

Vendite sostenute su FCA (-4,94% a 11,14 euro) in scia al nuovo crollo di Volkswagen alla Borsa di Francoforte dopo le ultime notizie sullo scandalo emissioni, ribattezzato “Dieselgate”, che ha travolto in pochi giorni la casa automobilistica di Wolfsburg. È di oggi infatti la notizia che i giudici della Bassa Sassonia hanno aperto un’indagine nei confronti di Martin Winkerton, ex Ceo di Volkswagen. Nel frattempo Audi, controllata di VW, ha fatto sapere che sono 2,1 milioni le sue vetture diesel in circolazione che hanno installato il software per eludere i test sulle emissioni inquinanti. Ondata di vendite sui titoli del comparto bancario e del settore del risparmio gestito: Montepaschi ha ceduto il 5,26% a 1,511 euro, Azimut il 5,96% a 18,59 euro, Popolare di Milano il 3,75% a 0,884 euro, Mediolanum il 5,51% a 6,25 euro, Ubi Banca il 6,17% a 6,23 euro, Unicredit il 4,69% a 5,385 euro.

Scivolone per Saipem che ha lasciato sul parterre il 4,53% a 7,045 euro e si è riportata sui minimi degli ultimi undici anni. L’azione ha pagato la nuova discesa dei prezzi del petrolio. A pesare sull’andamento del greggio sono i deboli riscontri arrivati dalla Cina con i profitti industriali che hanno fatto segnare ad agosto il peggior riscontro degli ultimi quattro anni. In rosso anche la controllante Eni che ha chiuso la seduta con una flessione del 3% a 13,57 euro. Telecom Italia (-1,89% a 1,085 euro, infine, non ha sfruttato la decisione del Consiglio di amministrazione di dare un mandato formale all’amministratore delegato, Marco Patuano, per valorizzare ulteriormente la controllata Inwit, attiva nella gestione delle torri di trasmissione.