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Piazza Affari chiude in deciso ribasso, forte pressione sulle banche

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Piazza Affari ha chiuso in deciso ribasso indossando la maglia nera tra le principali Borse europee. La settimana che porta al referendum costituzionale si è aperta nel peggiore dei modi per il listino milanese, dove la maggiore pressione si è vista sulle banche. Probabile che il nervosismo persista anche nelle prossime sedute. Sul secondario oggi sono tornati gli acquisti sul Bund, con il rendimento del decennale tedesco tornato sotto quota 0,20%. In settimana gli appuntamenti principali sono i dati sul mercato del lavoro statunitense, in uscita venerdì, e il meeting dell’Opec, in agenda mercoledì. In questo quadro a Piazza Affari l’indice Ftse Mib ha chiuso con un ribasso dell’1,81% a 16.216 punti.

Forte pressione sui titoli del comparto bancario con Mps che ha indossato la maglia nera con un tonfo del 13,8% a 17,24 euro nel primo giorno del raggruppamento azionario e del delicato piano di conversione volontaria delle obbligazioni subordinate. Nel pomeriggio Generali ha fatto sapere che convertirà i bond subordinati del Monte in suo possesso. Male anche gli altri titoli del comparto: Banco Popolare ha ceduto il 5,05% a 1,786 euro, Popolare di Milano il 5,04% a 0,28 euro, Intesa SanPaolo il 3,22% a 1,955 euro e Unicredit il 4,52% a 1,881 euro. Di contro Terna ha guadagnato l’1,07% a 3,974 euro in scia alla promozione arrivata dagli analisti di Jefferies che hanno alzato il giudizio a buy da hold sul titolo.

FCA (-0,41% a 7,23 euro) ha resistito tornando in mattinata sui livelli dello scorso aprile. Rispetto ai minimi di luglio il titolo del gruppo automobilistico ha recuperato più di 50 punti percentuali. Sotto i riflettori Ynap (+0,23% a 25,87 euro) che punta a conquistare la leadership del commercio elettronico del lusso in Medio Oriente con l’accordo di jv siglato oggi con Symphony Investments. Yoox Net-a-porter deterrà il 60% della joint venture, che gestirà tutti gli online store multimarca del gruppo nell’area. La nuova società opererà negli Emirati Arabi, in Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, Bahrein e Oman con la possibilità in futuro di espandere il proprio raggio di azione in altri Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa.