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Piazza Affari chiude in deciso ribasso all’indomani della Fed, Ftse Mib cede oltre il 2,5%

QUOTAZIONI Salvatore Ferragamo
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Piazza Affari, al pari delle altre Borse europee, ha chiuso in deciso ribasso all’indomani della decisione della Federal Reserve di lasciare i invariati tra lo 0 e lo 0,25%. Un segnale letto dal mercato come una conferma delle preoccupazioni sul rallentamento dell’economia mondiale, legato alle turbolenze arrivate dalla Cina e dai mercati emergenti. Non sono quindi bastato i buoni riscontri arrivati dall’economia americana a far scattare il primo rialzo del costo del denaro, anche se la Fed non ha escluso un balzello nelle prossime riunioni in programma nel 2015. Secondo la Fed gli ultimi sviluppi dell’economia planetaria e dei mercati finanziari rischiano di pesare sull’inflazione Usa, ancora lontana dal target del 2%. Chi invece ha beneficiato del nulla di fatto della Fed sono stati i titoli di Stato dell’Eurozona: in particolare il rendimento del Btp decennale è sceso ai minimi dell’ultimo mese sotto l’1,80%. In questo quadro a Piazza Affari l’indice Ftse Mib ha chiuso con un ribasso del 2,64% a 21.514 punti.

Pesante Prysmian (-5,10% a 19,15 euro) in scia alla bocciatura arrivata questa mattina da Goldman Sachs. Gli analisti della banca d’affari americana hanno tagliato il giudizio sulla società dei cavi portandolo a neutral dal precedente buy in scia “ai limitati cataliyst previsti nei prossimi mesi”. Gli esperti di Goldman hanno inoltre citato il rallentamento della crescita nel business tlc e gli sviluppi già prezzati del progetto Weestern Link. In rosso i titoli del comparto bancario: Banco Popolare ha ceduto il 3,06% a 14,22 euro, Popolare di Milano l’1,48% a 0,927 euro, Intesa SanPaolo il 3,75% a 3,08 euro, Unicredit l’1,89% a 5,71 euro. La flessione del petrolio si è sentita sui titoli del listino milanese maggiormente sensibili all’andamento del greggio: Eni ha perso il 3,20% a 14,51 euro, Saipem il 2,11% a 8,08 euro, Tenaris il 2,58% a 11,30 euro.

Vendite diffuse anche sul settore del lusso con Salvatore Ferragamo che ha lasciato sul parterre il 3,59% a 23,34 euro e Moncler che è arretrata del 2,94% a 15,80 euro. Telecom Italia (+0,45% a 1,106 euro) ha resistito alle vendite al termine di una settimana dove sono riemerse le indiscrezioni sul possibile aumento della quota di Vivendi all’interno del capitale del gruppo guidato da Marco Patuano.