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Piazza Affari chiude in deciso rialzo, Fiat debole nel giorno dei conti -2-

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Saipem tonica con un +1,10% a 36,60 euro in scia alla conquista di nuovi contratti nelle perforazioni per un totale di 320 milioni di dollari. Equita, che ha confermato la raccomandazione d’acquisto sul titolo della controllata dell’Eni con target price a 41 euro, “scommette su una forte accelerazione ordini nell’offshore construction (stimiamo un portafoglio di 6 miliardi di dollari contro i 4,4 miliardi attesi per il 2010). Inoltre la nostra stima di utile netto 2012 è del 17% sopra il consensus”. Parmalat (+1,11% a 2,28 euro) tema caldo di Borsa. Dopo una girandola di voci sempre più frequenti, alcuni dei maggiori fondi azionisti del gruppo di Collecchio (Mackenzie, Skagen e Zenit) hanno annunciato di aver raccolto in un patto il 15,3% del capitale della società emiliana per coordinare una lista di candidati per il rinnovo del board, previsto il prossimo aprile. In poche parole, Bondi e il Cda potrebbero essere messi alla porta. Le indiscrezioni in questa direzione sono ormai rumorose. Nomi ufficiali non sono ancora stati annunciati, ma secondo le ultime voci la lista escluderebbe il manager aretino per sostituirlo con un manager dal profilo più industriale che finanziario e, inoltre, proporrebbe Rainer Masera (ex numero uno di San Paolo Imi e ex ministro al Bilancio del governo Dini) come presidente. Secondo i broker, l’appeal speculativo sul titolo Parmalat non è destinato a spegnersi.

Oggi però è stato il giorno di Fiat. Il Lingotto ha svelato i conti relativi all’intero 2010 migliori delle previsioni, ma i titoli della galassia Agnelli hanno mostrato debolezza in Borsa: Fiat Spa, dopo essere stata sospesa per eccesso di ribasso, ha ceduto l’1,01% a 7,31 euro, mentre Industrial è scivolata sul fondo del paniere principale con un -4,50% a 10,18 euro. Prima della scissione, avvenuta lo scorso 3 gennaio, i ricavi si sono attestati a 56,3 miliardi di euro, in aumento del 12,3% rispetto all’esercizio precedente. L’utile della gestione ordinaria è praticamente raddoppiato a 2,2 miliardi di euro (1,1 miliardi nel 2009), con attese che indicavano 2,17 miliardi di euro. Ben oltre il consensus (455 milioni) anche l’utile netto, salito a 600 milioni dal rosso di 848 milioni dello scorso anno. In forte calo l’indebitamento finanziario, sceso a 2,4 miliardi dai 4,4 miliardi di fine 2009. Anche in questo caso sono state battute le stime degli analisti che erano ferme a 3,9 miliardi di euro.

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