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Piazza Affari chiude in buon rialzo, spread si stringe. Seduta brillante per STM e le big bancarie

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Giornata altalenante per Piazza Affari. Dopo la partenza lanciata in scia all’ottima chiusura di ieri di Wall Street, il listino milanese in mattinata si era mosso con circospezione complice soprattutto il cattivo umore delle banche all’indomani del summit a Roma con la Nouy che ha confermato la posizione rigida della Bce sul fronte crediti deteriorati. In chiusura il Ftse Mib è salito dello 0,49% a 23.630 punti. Il saldo di queste prime tre settimane dell’anno rimane ancora ampiamente positivo (circa +7%).
Intanto lo spread si è stretto ulteriormente scendendo in area 140 punti base. Oggi il premier Gentiloni ha invitato nuovamente a una campagna elettorale più realista che non metta in discussione pilastri quali l’attuale sistema pensionistico e il fisco e consideri invece l’obiettivo di ridurre il debito negli anni della prossima Legislatura.

Tra le banche ribassi per Banco BPM (-1,45%) e Ubi Banca (-0,75%). Bene invece Unicredit e Intesa Sanpaolo salite di oltre l’1%. Il summit di ieri in Banca d’Italia tra Danièle Nouy, numero uno della vigilanza della Bce, e i maggiori banchieri italiani non ha portato a novità confermando le posizioni rigide di Bruxelles sul fronte crediti deteriorati. Il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, si è detto concorde ieri sull’obiettivo di accelerare la riduzione dello stock di Npl. Stando all’Osservatorio NPL di Banca Ifis, quest’anno ci saranno vendite di NPL per 56,7 miliardi di euro, di cui 26 miliardi già in fase di negoziazione.
Tra i peggiori performer di giornata spicca Campari (-2,5%) che ha pagato la decisione di Deutsche Bank di rivedere al ribasso la raccomandazione a hold con prezzo obbiettivo che però è salito da 6,5 a 6,9 euro. Giudizio positivo invece su Stm (+3,81%) con gli analisti di Societe Generale che hanno detto “buy”. STM arriva da una gran corsa (+10% da inizio anno e +85,90% rispetto ad un anno fa) ma secondo SocGen le potenzialità per ulteriori rialzi non si sarebbero ancora esaurite, in quanto “il titolo resta a sconto rispetto ai peer nonostante un profilo di crescita oltre la media”.
Seduta sottotono anche per Atlantia (-0,82%). Il mercato continua a guardare agli sviluppi sul fronte Abertis in arrivo nelle prossime settimane. In particolare il 6 febbraio l’Antitrust europea si andrà a pronunciare sull’Opas di Hochtief (controllata dalla spagnola ACS) su Abertis. Proposta che valuta Abertis 18,76 euro per azione, in risposta a quella da 16,5 euro avanzata da Atlantia. Secondo gli esperti di Banca IMI non è da escludere che l’Unione Europea ritenga opportuno indagare ulteriormente sulla possibile fusione tra Hochtief e Abertis in modo da capire se potrebbe alterare la concorrenza di mercato.
Giù anche Telecom Italia (-0,97%) avrebbe in cantiere, secondo le ultime indiscrezioni, 7.500 esuberi nel prossimo triennio 2018-2020. Nel dettaglio, si parla di 4-5mila uscite volontarie entro fine anno, a cui si sommerebbero altri 2.500 esodi incentivati, per un complessivo di 7.500 lavoratori, quasi il 15% del personale a livello domestico.