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Piano Ue rilancia eurobond contro abbraccio mortale banche-debiti. No di Schaeuble

Tra le proposte un Superministro delle finanze, il completamento dell’Unione bancaria e dell’unione dei mercati dei capitali e la creazione di un Fondo Monetario europeo.

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La questione rovente della mutualizzazione del debito torna sul tavolo di Bruxelles. A dispetto della Germania, terrorizzata dalla parola “eurobond”.

Nel ‘Documento di riflessione su come rendere più profonda l’Unione economica e monetaria’, oltre a proporre un super ministro delle Finanze e un dibattito per la creazione di un Fondo monetario europeo, la Commissione presenta una serie di misure volte a ridurre i rischi nel sistema finanziario.

In modo particolare, volte a smorzare il noto abbraccio mortale tra le banche e i debiti sovrani nazionali, che più di una volta ha dato seri problemi all’Italia.

Per iniziare, la visione della Commissione Ue per il futuro prevede la creazione di un’asset class comune, denominata in euro. Si tratterebbe inizialmente di uno strumento finanziario emesso da un’entità commerciale, ma garantito da bond sovrani. Seguirebbe la creazione di asset di debito collettivo più liquidi.

Eurobond, beneficiari sarebbero Italia e paesi con alto debito

Ovviamente, scrive l’FT:

“I beneficiari sarebbero  i paesi dell’Eurozona caratterizzati dai più elevati livelli dei debiti, come l’Italia, il cui rapporto debito pubblico-Pil si aggira attorno al 132%, quasi il doppio rispetto a quello della Germania”.

Non per niente arriva subito la precisazione della portavoce di Wolfgang Schaeuble, ministro delle Finanze tedesco:

“La posizione di rifiuto degli eurobond e di condivisione del debito non è cambiata”.

E d’altronde, la stessa cancelliera Angela Merkel anni fa aveva detto “no agli eurobond fino a quando io vivrò”.

Negli ultimi anni, tra l’altro, le proposte di condivisione del debito non sono certo mancate e sono state rispedite tutte al mittente.

Nel 2010, alcuni economisti proposero i blue bonds, il cui lancio avrebbe permesso ai paesi dell’Eurozona di vendere debiti sovrani comuni per un valore fino al 60% del Pil.

L’anno successivo, la Commissione europea suggerì gli E-bonds: bond emessi da un’agenzia di debito europea, per affrontare la crisi dei debiti sovrani.

L’anno dopo ancora, gli eurobond vennero proposti per l’ennesima volta da alcuni politici, e l’idea venne sostenuta anche dall’Ocse.

Eurobond, nein tedesco ha vinto sempre. Finora

Niente da fare: il nein tedesco ha sempre trionfato.

C’è da dire che nella proposta si suggerisce la creazione di “asset sicuri europei”, che non implicherebbero, almeno all’inizio, la condivisione dei rischi. Non si tratterebbe, insomma, degli eurobond.

Ma al di là delle definizioni, il concetto sarebbe quello, in quanto nel suo Reflection Paper la Commissione Ue comunque auspica un sistema di condivisione dei debiti dei paesi membri (dell’Eurozona).

Bruxelles ammette che “la questione della mutualizzazione del debito è fortemente dibattuta” e, anche, che l’idea “solleva diversi interrogativi complessi di natura legale, politica, istituzionale”.

Tra le altre proposte, quella di una discussione da parte degli stati membri in merito all’idea di un Fondo monetario europeo, il cui principale obiettivo sarebbe quello di assorbire eventuali choc economici.

Oltre alla creazione di asset simili agli eurobond, la Commissione propone anche di cambiare la regolamentazione dei debiti sovrani, al fine di incoraggiare le banche a diversificare il proprio portafoglio.

Non solo eurobond, unico ministro delle Finanze in Ue

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Sul fronte della corporate governance, l’auspicio appare quello di una centralizzazione di poteri, visto che le proposte sono di un unico “Tesoro dell’Eurozona”, gestito da “un unico ministro delle Finanze“, che tra l’altro sarebbe anche il numero uno dell’Eurogruppo e dell’Ecofin e che potrebbe anche far parte della Commissione europea.

Di fatto “le funzioni di presidente permanente dell’Eurogruppo e del membro della Commissione incaricato dell’Unione economica e monetaria potrebbero essere fuse”.

Tutto ciò, come ha indicato Valdis Dombrovskis, vice presidente della Commissione europea, perchè “non possiamo e non dobbiamo aspettare l’arrivo di un’altra crisi” e anche perchè “rimangono dubbi sulla piena stabilità e la sicurezza del sistema”.

“Solidarietà e responsabilità, riduzione del rischio e condivisione del rischio vanno mano nella mano”, nell’ambito di “un approccio bilanciato”.

Dombrovskis propone un calendario in due fasi.

Nella prima fase, si chiede agli stati membri di completare l’Unione bancaria e l’Unione dei mercati dei capitali entro la fine del 2019. Poi, nella seconda fase che va fino al 2025, l’obiettivo è che “l’architettura” dell’Unione economica e monetaria venga completata con una serie di “misure ancora più ambiziose”.