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Piano strategico Carige: aumento di capitale da 630 milioni e cessione crediti deteriorati per più di 2 mld

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Punti cardine del piano strategico Carige 2019-2023: aumento di capitale da varare nell’immediato, per un importo superiore al mezzo miliardo di euro, ergo 630 milioni. E prosecuzione di quell’attività di derisking e di pulizia di bilancio che tutte le banche italiane stanno continuando, in generale, a portare avanti, ansiose di liberarsi di quel giogo insopportabile degli NPL, crediti deteriorati, o meglio ancora degli NPE (asset non performanti).

Finalmente la svolta, per una banca per cui il governo M5S-Lega ha varato ad hoc un decreto che contempla, anche se in extremis, la stessa soluzione sfornata per Mps, ovvero quella della ricapitalizzazione precauzionale? Una banca per cui il vicepremier, leader del M5S e ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, ha parlato anche di nazionalizzazione (con tanto di precisazioni del ministro dell’economia Giovanni Tria e degli stessi commissari, che hanno sempre auspicato, invece, una soluzione di mercato)?

Pietro Modiano, ex presidente di Carige, ora insieme a Fabio Innocenzi e Raffaele Lerner commissario a cui la Bce ha affidato a inizio anno la gestione di Carige, ha manifestato fiducia nel futuro:

Siamo degni di sopravvivere, non c’è un circolo vizioso inaccettabile. Non è un’azienda che non può riprendersi, ci sono le condizioni per farlo e Carige già oggi sta in piedi”. Così ha detto nel corso della presentazione del piano strategico 2019-2023 dell’istituto genovese, in amministrazione straordinaria dopo il commissariato a inizio gennaio deciso da Francoforte.

“Quattro o cinque trimestri e saremo in pareggio”,  ha continuato Modiano, che riferendosi al piano strategico oggi presentato, ha precisato:

“E’ un piano un po’ particolare di una banca che sta in piedi da sola, ma che lavora in vista dell’intervento di un investitore finanziario che ne assuma il controllo. In questa prospettiva non è l’ultimo piano che si farà per rappresentare il futuro dell’azienda”.

Piano strategico Carige in tre fasi

Il Piano strategico di Carige – si legge nel comunicato della banca – “si snoda attraverso tre fasi, finalizzate all’obiettivo di un reale risanamento dei fondamentali della Banca”:

  • Nell’immediato (2019): il definitivo derisking degli attivi e il rafforzamento patrimoniale (aumento di capitale annunciato, pari a 630 milioni di euro).
  • Nel breve termine (fine 2019 – inizio 2020): il raggiungimento del pareggio di bilancio.
  • Nel medio – lungo termine (2020 – 2023): una profittabilità sostenibile

“Entro il primo semestre dell’anno – si legge nel comunicato – si realizzerà il rafforzamento della struttura patrimoniale mediante l’iniezione di nuovo capitale per €630 milioni grazie al quale nello stesso lasso temporale potrà essere finanziato lo smaltimento dello stock di credito deteriorato fino a minimizzarne l’incidenza ad un livello da best practice di Sistema (e pari al 6-7% circa del portafoglio crediti lordo) e l’integrale rimborso del titolo subordinato T2 emesso a fine novembre 2018 (nell’ipotesi di ripristino delle modalità di sostituzione previste dall’accordo originario)”.

Il rafforzamento patrimoniale – viene precisato – avverrà “tramite un Aumento di Capitale da €630 milioni – destinato anche al rimborso delle obbligazioni subordinate sottoscritte dallo SVI – e la riduzione delle attività ponderate per il rischio (RWA). L’importo complessivo dell’Aumento di Capitale comprende gli originari €400 milioni, €120 milioni per l’ulteriore derisking, €65 milioni per ulteriori investimenti nella rivoluzione lean/digitale e €45 milioni per compensare gli effetti negativi
dell’Assemblea dello scorso 22 dicembre”.

“Il rafforzamento del Bilancio sarà il principale driver che permetterà a Banca Carige il raggiungimento del break-even già nel 2020. Tale importante risultato sarà possibile grazie alla normalizzazione del costo del rischio di credito e al venir meno degli effetti straordinari negativi che hanno appesantito le passate gestioni, nonché dalla realizzazione di risparmi di costo già contrattualizzati”.

Il rafforzamento patrimoniale di Carige si baserà, tra le altre cose, sulla “massiva riduzione dei crediti deteriorati con l’obiettivo di portare l’NPE Ratio Lordo al 6-7% nel 2019 (rispetto al 22,0% attuale) attraverso la cessione di circa €2,1 miliardi di posizioni classificate in sofferenza e inadempienza probabile; di queste circa €1,9 miliardi già definite come da binding offer ricevuta in data 22 febbraio e i restanti €0,3 miliardi nel quadro di un’operazione di sistema, nonché la ristrutturazione di circa €0,7 miliardi di altre posizioni deteriorate (di cui €0,5 miliardi già definite)”.

Piano strategico e risultati di bilancio

In occasione della presentazione del piano industriale, Carige presenta i conti relativi all’anno 2018.

Il risultato netto di periodo dell’esercizio 2018 è pari a €-272,8 milioni, condizionato dal costo del rischio di credito (pari a 205 bps) che sconta il recepimento dell’ampia verifica effettuata sul portafoglio impieghi e la cessione di posizioni deteriorate che hanno determinato la contabilizzazione di €321,4 milioni tra rettifiche di valore su crediti verso clientela e perdite da cessione.

Il Margine Operativo Lordo, differenza tra proventi e oneri operativi ‘core’ risulta positivo e in crescita su base annua a €30,9 milioni (€40,6 milioni al netto dell’effetto IFRS9), grazie ad un frazionale calo dei ricavi e al continuo controllo sulle voci di costo (€458,2 milioni, con un calo sostanziale su base annua del -9,9%). Il cost/income, pari al 93,7%, migliora rispetto al 98,5% dell’esercizio 2017. L’esercizio 2018 registra la contabilizzazione di tributi e oneri di sistema (SRF, DGS, schema volontario e fondo Atlante) e dei canoni DTA per complessivi €35,3 milioni, nonché accantonamenti netti al fondo rischi e oneri per €41,7 milioni, prevalentemente riconducibili alle richieste di rivalsa di Amissima derivanti dalle previsioni contrattuali”.

“L’Utile da cessione di partecipazioni e investimenti si attesta a €66,5 milioni e include le cessioni della piattaforma di gestione dei crediti deteriorati, l’esternalizzazione del sistema informativo, la cessione del business del Merchant Acquiring; il risultato delle attività non correnti in via di dismissione al netto delle imposte, pari a €20,9 milioni, è riferibile a Creditis. Stante il risultato economico negativo la Banca, in un’ottica conservativa, ha deciso di non iscrivere imposte differite attive per un ammontare di circa €91,0 milioni.

Piano strategico: obiettivo Cet1

Il piano strategico di Carige, che punta al “significativo rafforzamento della struttura di Bilancio permetterà” alla banca di “raggiungere solidi ratio patrimoniali (CET1r e TCR attesi al 14% a fine 2019)”.

Dal bilancio relativo al 2018 emerge che “l’indicatore di solidità patrimoniale CET1r phased-in è pari al 10,68%, superiore al limite regolamentare richiesto da BCE del 9,625% e il TCR phased-in si attesta al 12,88%. Con il definitivo completamento – nei primi mesi del 2019 – delle operazioni di derisking condotte nel quarto trimestre, il CET1r pro-forma di dicembre 2018 si attesta al 10,89% e il TCR pro-forma al 13,14%”.