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Piano aiuti alla Grecia al vaglio del Consiglio Europeo

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L’euro si mantiene nei pressi dei minimi a 10 mesi rispetto al dollaro nel giorno della riunione del Consiglio europeo che potrebbe far chiarezza sul piano di aiuti alla Grecia. In mattinata la moneta unica europea ha toccato un minimo a 1,3284 dollari, livelli che non toccava dal 7 maggio 2009. Poi l’euro ha risalito la china riportandosi sui livelli della vigilia a quota 1,3335 dollari. Ieri a indebolire l’euro ha contribuito, insieme alla questione greca, il downgrade del merito di credito portoghese decretato da Fitch. Secondo l’agenzia di rating le prospettive per la ripresa economica per il Paese lusitano sono più deboli di quelle degli altri membri della zona euro, e questo porrà le sue finanze pubbliche sotto pressione nel medio termine.

 

In attesa che da Bruxelles arrivino novità sul piano di aiuti alla Grecia, l’ipotesi di un coinvolgimento del Fondo Monetario Internazionale nel piano di aiuti trova sempre maggiori consensi all’interno dell’eurozona, ma non mancano critiche alla posizione presa dalla Germania. In particolare è stata abbastanza dura la presa di posizione di Lorenzo Bini Smaghi, componente italiano del board della Bce, che non ha mancato di sottolineare come “far intervenire l’Fmi può danneggiare la stabilità dell’euro”. “Se intervenisse l’Fmi – rimarca Bini Smaghi – l’immagine dell’euro sarebbe quella di una moneta che riesce a sopravvivere solo con l’appoggio di un’organizzazione internazionale nella quale gli europei non hanno una maggioranza e gli americani e gli asiatici diventano sempre più importanti”.

Oggi si è espresso anche il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, che ha ribadito la necessità di mantenere l’impegno a un’azione “coordinata e determinata” per garantire la stabilità dell’Eurozona. “L’unione monetaria non è solo un fatto che riguarda la moneta, ma è la volontà di condividere un destino comune”.

 

Per quanto concerne invece il Portogallo, i primi commenti all’indomani del downgrade di Fitch sono incentrati sull’aumento dell’incertezza per l’eurozona. “Questo declassamento mina ulteriormente la fiducia sull’euro”, sottolineano oggi gli analisti di Société Générale. “Non è una decisione sorprendente – commentano dalla casa d’affari transalpina – anche se non ci sono novità effettive che giustifichino il downgrade anche se è innegabile che ci siano delle carenze strutturali che devono essere affrontate”. Tra le differenze che SocGen individua rispetto alla crisi greca, c’è principalmente il fatto che il Portogallo non è particolarmente criticato per la gestione delle proprie finanze pubbliche. Nel 2009 il deficit di bilancio del Portogallo è stato del 9,3% con gli squilibri strutturali dell’economia portoghese che hanno spinto il deficit delle partite correnti al 10,6% del pil.

 

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