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Piaggio: in borsa per trovare la via alla crescita

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Vinta la scommessa del risanamento, ora c’è da superare quella della Borsa. Il momento di discontinuità, come hanno tenuto a ricordare il presidente Roberto Colaninno e l’a.d. Rocco Sabelli, tra la fase di ristrutturazione e quella di crescita di Piaggio, che sbarcherà a Piazza Affari presumibilmente l’11 luglio dopo un’offerta pubblica di vendita (opv) iniziata ieri 19 giugno e che si concluderà il prossimo 5 luglio, dopo un allungamento dei termini (forchetta di prezzo tra 2,3 e 3 euro). Un passaggio non da poco: l’operazione, così come è stata organizzata, ha ricevuto pesanti critiche dai sindacati, che avrebbero voluto anche un aumento di capitale per attirare risorse all’interno dell’azienda e non solo liquidare le banche, come sarà. E i debiti non scenderanno. Colaninno e Sabelli non si sono fatti scappare l’occasione per ribattere colpo su colpo alle critiche. A fine 2005 il rapporto debito/Ebitda era pari a circa 2,2 volte, un livello cosiddetto “investment grade” ha detto Sabelli. “Nel 2006 verosimilmente scenderemo sotto le 2 volte. Bisogna poi ricordare che l’85% del nostro debito a scadenza 2009-2011” ha aggiunto l’a.d., specificando che: “Se noi con questa struttura finanziaria avessimo fatto una ricapitalizzazione per ridurre il debito o distribuire i dividendi saremmo stati bocciati dal mercato”. In sostanza, l’aumento di capitale (che nessuno ha escluso in futuro) non sarebbe servito a questa Piaggio, che nell’ultimo esercizio ha generato 110 milioni di cassa; nel 2006 saranno “poco meno” ma “a regime” dovrebbero essere pari al 4-6% del fatturato. Soldi che dovrebbero scongiurare le tensioni finanziarie del periodo ante Immsi, quando la società di Pontedera era in una crisi che molti pensavano fosse mortale.
Cosa vuol diventare da “grande” Piaggio? “Una piccola multinazionale tascabile” ha affermato Colaninno, grazie anche all’apporto del gruppo Aprilia che ha dato quelle dimensioni per perseguire i progetti di crescita. Seguendo il modello Toyota, caro al finanziere mantovano perché d’eccellenza nel settore. Senza ulteriori acquisizioni nel medio termine ma sviluppando l’attività al proprio interno, seguendo le direttrici che hanno già permesso alla Vespa di generare il 10-12% del fatturato di gruppo. Ovvero “l’attenzione al cliente, la qualità, la presenza diretta sui mercati e la forte personalità dei brand”. Il tutto per un investimento di circa 100 milioni di euro all’anno fino al 2008, il 75-80% dei quali destinati allo sviluppo del prodotto. Soprattutto per ciò che riguarda il marchio Aprilia, da rilanciare con forza posizionandosi “nel segmento intermedio” ha detto Sabelli, che rappresenta il grosso del mercato.
Piaggio per la sua crescita guarda soprattutto ai mercati emergenti. Un ruolo forte lo giocherà la Cina, dove la joint venture con Zongshen ha un primo importante target fissato nell’ampio range 2-300 mila pezzi, ma con un orizzonte potenzialmente “illimitato” data la vastità del mercato. Poi l’Indonesia, dove si è alla ricerca di un partner che possa aprire le porte al mercato (com’è successo in Cina), il Brasile e il SudAfrica, dove è in discussione anche l’opportunità di aprire un’officina di produzione nei prossimi anni. E ancora gli Stati Uniti, dove la quota di mercato è attualmente all’1% (50 milioni di euro di fatturato) e dove si punta al 2-3%. Incrementi solo all’apparenza piccoli, ma che consentirebbero sostanziosi aumenti di fatturato. Che, a livello consolidato, nel primo trimestre del 2006 è cresciuto fino a 374 milioni di euro (312 nel 2005) con un risultato netto di gruppo pari 10,2 milioni a fronte di una perdita pari a 10,9 milioni di euro di un anno prima.
La remunerazione degli azionisti? Al momento è incerta. La società non ha dato infatti nessun ragguaglio in merito alla determinazione dell’eventuale cedola, “che sarà allineata con gli standard di mercato” . Le stock option al management saranno invece generose, ma non legate all’andamento di borsa del titolo. La loro determinazione avverrà sulla base dei risultati concreti della società, secondo una precisa scelta di Colaninno.
Dopo l’Ipo, Immsi possiederà, direttamente e indirettamente, il 56-58% del capitale Piaggio, mentre gli istituti finanziari avranno un 3% circa e un 39-41% sarà costituito dal flottante. La società di Roberto Colaninno non cederà azioni, ma rafforzerà il suo controllo grazie anche ad un aumento di capitale che sarà interamente sottoscritto dal finanziere mantovano. La forchetta di prezzo è pari a 2,3-3 euro e il prezzo massimo è già stato fissato in 3 euro. La forchetta di prezzo valorizza la società tra 886,8 e 1.156,7 milioni di euro. Le azioni andranno al 75% agli investitori istituzionali e nella restante parte è stata compresa una quota per il retail. I collocatori sono ben cinque: Medionabanca, Lehman brothers, Deutsche bank, Citigroup e Caboto. La scelta di conferire mandato di global coordinator ad un numero così rilevante di banche, ha spiegato infine Colaninno a margine della presentazione, è “dovuta ai potenziali conflitti di interesse di Caboto, Mediobanca e Lehman Brothers”.