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Peugeot rimarrà francese, ma governo non si mette di traverso su ingresso cinesi

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La francesità di Peugeot non sarà messa in discussione, ma questo non vuol dire che non sarà avallato l’investimento cinese nel gruppo. Il governo transalpino cerca di fare chiarezza sulla situazione intorno al costruttore d’auto parigino in seguito alle indiscrezioni dei giorni scorsi sul possibile ingresso nell’azionariato da parte della cinese Dongfeng e dello Stato francese con una quota paritetica di circa il 20% del capitale attraverso un aumento di capitale da 3 miliardi di euro.
Il ministro dell’Industria francese, Arnaud Montebourg, ha detto che il gruppo Peugeot rimarrà francese. In un’intervista a Le Parisien l’esponente dell’esecutivo transalpino, alla domanda se questo significa che non ci sarà un investimento cinese nel capitale di Peugeot, ha specificato: “Non sto dicendo questo, sto dicendo che la compagnia rimarrà in Francia e rimarrà francese”.
La Dongfeng, che è controllata dallo stato cinese e risulta già da anni partner in Cina di Peugeot, sarebbe pronta a entrare nel capitale con una quota sostanziosa al fine di fornire nuova liquidità nelle casse di Peugeot. Secondo le indiscrezioni dei giorni scorsi la Dongfeng entrerebbe nel capitale insieme allo Stato francese attraverso un aumento di capitale da 3 mld di euro, con l’iniezione di capitale pari a 1,5 mld di euro a testa.
 
La sponda dell’intesa con i lavoratori su taglio costi
Intanto in vista del cda di domani per l’approvazione dei conti relativi al terzo trimestre, ieri Peugeot ha incassato il via libera da parte della maggioranza delle associazioni dei propri lavoratori per il piano di riduzione dei costi operativi attraverso il taglio alla retribuzione degli straordinari e un congelamento dei salari. L’accordo prevede in cambio garanzie in termini di investimenti e il lancio di nuovi modelli che possano accrescere l’utilizzazione della capacità produttiva.
Peugeot, che ha archiviato il primo semestre dell’anno con perdite operative per 510 mln di euro, ha visto nei primi 6 mesi dell’anno le vendite globali scendere del 9,8% annuo a causa della debolezza dell’economia europea (vendite in calo del 13%), solo in parte bilanciata dagli incrementi registrati in Cina (+32%) e America Latina (+21%).