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Petrolio, tweet Trump fa da market mover. Prezzi giù dopo schiaffo a Opec e Russia

Nel post su Twitter, il presidente ha tuonato: “i prezzi del petrolio sono artificialmente molto alti! Questa non è una cosa positiva, e non sarà accettata!”

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I post su Twitter di Donald Trump continuano a confermarsi market mover degli asset finanziari: stavolta tocca ai prezzi del petrolio che, dopo aver riportato un poderoso rally alla vigilia, azzerano i guadagni e virano in rosso.

Nel tweet, il presidente americano accusa l’Opec di mantenere artificialmente alte le quotazioni del petrolio.

“Non esiste niente di artificiale, riguardo ai prezzi del petrolio”, ribatte un ministro saudita, mentre si apre a Jeddah, in Arabia Saudita, il meeting del cartello. Al vertice partecipa anche la Russia che, insieme ai paesi membri dell’Opec, ha dato il via alla strategia di tagli alla produzione che prosegue dal gennaio del 2017 e che, stando a quanto trapela sui mercati, continuerà a essere adottata.

D’altronde, intervistato dalla Cnbc, il ministro dell’Energia in Arabia Saudita, Khalid al-Falih, è stato chiaro:

“Dobbiamo avere pazienza. Non dobbiamo essere compiacenti e dare ascolto ad alcune di quelle voci che parlano di ‘missione compiuta’. Credo che abbiamo ancora del lavoro da fare”.

La riunione di oggi è propedeutica a un’altra che si terrà il prossimo 22 giugno, in cui verrà considerata di nuovo la politica da adottare in merito alla produzione del petrolio.

Finora i paesi Opec e non Opec sembrano vederla allo stesso modo. Alexander Novak, ministro dell’energia russo, ha affermato per esempio che è necessario assistere a una ulteriore stabilizzazione dei prezzi, prima di procedere a qualsiasi eventuale riduzione nei tagli all’output.

Ma la strategia non sembra piacere affatto a Trump:

“Sembra che l’Opec stia facendo ancora la stessa cosa! Mentre c’è una quantità record di petrolio ovunque, compresa quella nei carichi delle navi in mare, i prezzi del petrolio sono artificialmente molto alti! Questa non è una cosa positiva, e non sarà accettata!“, scrive il presidente nel tweet.

Ma Trump è market mover anche suo malgrado

Eppure, fa notare qualche analista, è lo stesso Trump che sta condizionando con la sua politica estera il trend dei prezzi del petrolio.

Il recente rally, oltre a spiegarsi con le aspettative sull’Opec e con i rumors sull’Arabia saudita, che vorrebbe vedere prezzi fino a $100 al barile, è stato scatenato di fatto dall’acuirsi delle tensioni geopolitiche, che hanno visto protagonisti non solo i bombardamenti di Usa-Francia-Regno Unito in Siria, ma anche le minacce dell’amministrazione di Trump di stracciare l’accordo sul nucleare che gli Usa hanno raggiunto con l’Iran ai tempi della presidenza di Barack Obama.

Lo mette in evidenza intervistato da Bloomberg Ole Hansen, responsabile della divisione di strategia sulle commodities presso Saxo Bank:

“La decisione che Trump prenderà sull’Iran tra qualche settimana inciderà allo stesso modo in cui, a detta di Trump, sta incidendo (sui prezzi) l’Opec. Qui non si tratta solo dell’Opec, che sta agendo coerentemente con quanto dovrebbe fare. Non dobbiamo far finta di non vedere che il mercato sta riportando un rally anche a causa dei rischi geopolitici“.

Per ora, intanto, le parole di Trump hanno mosso i mercati, confermandosi un market mover, anche tra i più determinanti.

In particolare, subito dopo il tweet, il contratto WTI con scadenza a maggio – che scade tra l’altro oggi – ha azzerato i rialzi, scendendo dello 0,6% a $67,90 il barile. Il contratto più attivo con scadenza a giugno è arretrato dello 0,9% a $67,72, dopo essere balzato ieri fino a $69,56, al record dal 28 novembre del 2014.

Il Brent, che ieri aveva toccato un massimo intraday a $74,74, ha ceduto lo 0,7%, a $73,29.  E il trend continua a confermarsi ribassista.