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Petrolio: troppe preoccupazioni. Prezzi bassi sono positivi per tante aziende (Craquelin)

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Il pessimo esordio del 2016 trova nel calo delle quotazioni del petrolio e nel rallentamento della Cina due ragioni fondamentali. Tuttavia, mentre i mercati si preoccupano al di là del dovuto per i prezzi del barile, il tema dell’anno sarà capire cosa sta veramente accadendo in Cina. 
Cina e petrolio sono le due ragioni principali alla base del terribile gennaio vissuto dai mercati finanziari. Tuttavia, secondo Marc Craquelin direttore della gestione di Financiere de l’Echiquier, il vero tema del 2016 sarà capire cosa sta veramente accadendo in Cina. “Ora tutti sembrano concentrarsi sui minimi del petrolio – spiega lo strategist nel corso di un’intervista concessa a Finanza.com – e non voglio dire che non sia una questione importante per i Paesi produttori e per le società del comparto. Tuttavia per la gran parte della aziende americane ed europee un prezzo basso del barile non è una cosa negativa. Naturalmente ci dobbiamo aspettare un aumento dei fallimenti negli Stati Uniti e lo scenario per il mercato high yield sarà difficile, come lo è stato d’altronde nel 2015. Per il resto del mercato però, bassi prezzi del petrolio non sono un male. Ci si sta concentrando solo sulla parte negativa del problema. Quindi, se è vero che il prezzo del barile è sceso troppo e troppo rapidamente è anche vero che prima o poi gli investitori guarderanno a queste settimane di inizio anno rendendosi conto di che pazzia sia stata avere una correlazione così elevata tra andamento del mercato azionario e del petrolio. Anche perché non si tratta di un problema di mancanza di domanda ma di eccesso di offerta”.

In attesa che gli investitori si rendano conto di aver esagerato nel preoccuparsi per le quotazioni dell’oro nero, rimane sul tavolo il tema Cina, il cui rallentamento ha peraltro conseguenze sui prezzi del petrolio. “Quello che sta accadendo in Cina è più difficile da decifrare – riprende Craquelin – perché è difficile avere informazioni certe. I mercati si fidano poco dei dati che vengono resi noti dagli organi ufficiali. Il tema principale del 2016 sarà capire che cosa sta veramente succedendo sotto la Grande muraglia. Anche in questo caso, tuttavia, siamo di fronte a preoccupazioni che vanno al di là di quello che sarebbe lecito. Non stiamo andando incontro a un hard landing della Cina. L’anno scorso i consumi sono cresciuti dell’11% ed è importante che si confermino forti anche quest’anno”.

Ai due temi fondamentali se ne aggiungono altri collaterali come i rischi geopolitici “come la Brexit o la crescita dei partiti populisti in alcune nazioni. Non si tratta però di elementi nuovi. Per l’Europa il rischio maggiore è il ritardo con cui il suo ciclo economico è partito. Se le cose vanno male negli Stati Uniti e in Cina, l’Eurozona non potrà rimanere indenne”.

Detto del motore cinese che prospettive ci sono negli Stati Uniti e come si comporterà la Federal Reserve? “C’è una differenza tra quello che la Fed dice e quello che il mercato pensa. Il mercato sconta al massimo due rialzi dei tassi entro fine anno mentre i membri della Banca centrale americana hanno finora comunicato l’intenzione di effettuare tre o quattro ritocchi. È una differenza importante. Nelle ultime occasioni è stato il mercato infine ad avere ragione e credo che, a causa del prezzo delle materie prime, il mercato avrà ragione ancora una volta. In ogni caso la Fed comunicherà con molta chiarezza le sue intenzioni e non credo che, su questo fronte, ci saranno eventi inattesi.

In tutto ciò, come dovrebbero essere gestiti gli investimenti? “Ci aspettavamo questa impennata nella volatilità dei mercati dopo il cambiamento di politica monetaria della Fed e un mercato rialzista che Oltreoceano è durato sei anni. Peraltro bisogna sottolineare che non siamo su livelli elevatissimi. Il Vix ha toccato area 25 ma ad agosto l’indice della paura è salito fino a quota 48. In uno scenario come questo è importante essere liquidi. La liquidità è l’unica protezione che è rimasta oggi. E bisogna essere dinamici, pronti a sfruttare le opportunità che la volatilità crea sui mercati. Tenendo a mente che non siamo vicini a un nuovo 2008 come alcuni pensano. Nel 2008 il problema era il settore immobiliare, oggi il problema è il petrolio e il comparto delle società petrolifere. Il cui peso è decisamente inferiore, anche negli Stati Uniti dove ci sono molte piccole società petrolifere”.