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Il petrolio torna a infiammarsi, ieri rialzo record

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Torna ad aleggiare lo spettro del petrolio sui mercati. Ieri al Nymex di New York le quotazioni del greggio sono arrivate a toccare un picco in area 130 dollari al barile, con un rialzo intraday mai visto da quando 25 anni fa, nel 1983,  sono state aperte le contrattazioni elettroniche al Nymex. In chiusura il future con scadenza a ottobre dell”Oro nero si è fermato poco sotto quota 121 dollari, oltre 30 dollari sopra i minimi sotto quota 90 toccati nelle scorse settimane. Un rialzo clamoroso in parte spiegato dalle vendite allo scoperto dovute all’imminente scadenza del contratto in questione (ieri era l’ultimo giorno di quotazione). Rialzo più contenuto per il future con scadenza a novembre, +6,4% a quota 110 dollari al barile.
Sommando i rialzi delle tre sedute precedenti, il petrolio si è riportato a livelli di allerta annullando circa un terzo del movimento ribassista degli ultimi 3 mesi. A dominare ieri è stata soprattutto la speculazione circa le possibili ripercussioni positive sulla domanda di petrolio che si avranno dal piano da circa 700 miliardi di dollari che Tesoro Usa e Fed hanno preannunciato per supportare il sistema finanziario. Queste stesse misure per fronteggiare la crisi hanno indebolito non poco il dollaro, indirizzando di conseguenza nuova liquidità verso le commodities. Il biglietto verde ieri è ripiombato in area 1,48 dollari rispetto all’euro, con un calo giornaliero del 2,4% (peggior ribasso dal 1999). Oltre all’effetto dollaro, sulle quotazioni del greggio ha pesato la lentezza con cui stanno riprendendo le attività nelle raffinerie del Golfo del Messico dopo la pausa forzata dovuta al passaggio dell’uragano Ike. Terzo elemento in grado di scaldare le quotazioni del greggio è stata la riduzione del 5% a settembre delle vendite di petrolio saudita ai principali clienti.


Intanto oggi il petrolio sta ritracciando con il future con scadenza a novembre in calo di oltre 1 dollaro a quota 108,70 dollari al barile nelle contrattazioni after-hours a New York. Sui mercati si torna a temere la possibile entrata in recessione degli Usa nonostante il maxi-piano messo in piedi dal governo Usa per sostenere il sistema finanziario. Debolezza degli Stati Uniti che significherebbe anche frenata della domanda di petrolio visto che gli Usa sono ancora i più grossi consumatori di energia al mondo. Inoltre, anche la speculazione sul petrolio potrebbe essere messa a freno dal minor afflusso di liquidità che, con la fine dell’era delle banche d’affari, dovrebbe riguardare ogni settore della finanza, materie prime comprese. Venerdì scorso Goldman Sachs aveva ridotto le proprie stime sui prezzi del petrolio per il 2009 a 110 dollari al barile rispetto ai 140 precedentemente indicati. Arjun Murti, analista di Goldman Sachs Group, nel marzo 2005 fu il primo a prevedere una “super-impennata” dei prezzi del greggio.

In forte rialzo anche le altre commodities a partire dall’oro, che si è riportato in area 900 dollari all’oncia. Nella scorsa ottava il metallo giallo ha messo a segno il maggior rialzo dal 1999 beneficiando della sua peculiarità di bene rifugio nella fase più critica della crisi finanziaria . Rialzo nell’ordine del 5% per l’argento, mentre tra i metalli industriali si son distinti il piombo (+4,70% al London Metal Exchange) e il rame (+2,69%) sulle prospettiva di una ripresa della domanda di materie prime soprattutto in Cina.