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Petrolio: tensione Arabia-Iran riduce possibilità per un accordo su output

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Tornano a scendere i prezzi del Brent nonostante l’esclation della tensione geopolitica a seguito dell’uccisione dell’imam sciita Nimr al-Nimr da parte dell’Arabia Saudita e del successivo attacco da parte dei manifestanti dell’ambasciata saudita in Iran. All’ICE un barile di petrolio con consegna febbraio al momento passa di mano a 37,03 dollari, mezzo punto percentuale al di sotto del dato precedente. Più che alla possibile riduzione dell’offerta legata a un possibile conflitto, gli operatori guardano alle scarse possibilità di un accordo tra i due membri dell’Opec.

“Queste tensioni riducono le probabilità di un collaborazione tra i due colossi sull’output petrolifero in vista del rientro sul mercato internazionale del petrolio iraniano”, riporta una nota di ANZ Research. Indicazioni ribassiste arrivano anche da Pechino dove la debolezza del manifatturiero è destinata a far scendere la domanda del primo consumatore mondiale.

Intanto la Saudi Arabian Oil Company, meglio conosciuta come Saudi Aramco, ha ridotto i prezzi ufficiali di vendita per i clienti del nord est europeo: per il greggio Extra Light e Heavy il prezzo scende di 0,40 dollari al barile mentre per il Light e il Medium lo sconto è rispettivamente di 0,60 e 0,50 dollari al barile.