Petrolio: squilibri e protezionismo sul tavolo del G7

Inviato da Redazione il Mar, 27/09/2005 - 10:04
Il prezzo del petrolio, l'intensificazione delle pressioni protezionistiche e i crescenti squilibri tra le differenti economie sono le tre minacce che potrebbero condizionare l'espansione dell'economia mondiale. Questa è l'analisi realizzata dai ministri dell'Economia e dai governatori delle banche centrali del G7, che si sono riuniti simultaneamente in occasione della riunione autunnale del Fondo Monetario Internazionale. Il comunicato conclusivo dichiara che la situazione permane positiva - dato che l'economia mondiale nel suo complesso continua ad espandersi e le prospettive di crescita appaiono favorevoli - in virtù di una buona gestione delle pressioni inflazionistiche. Questo non vuol dire che tutto vada per il verso giusto. Il comunicato avverte che i continui rialzi del prezzo del petrolio, i crescenti squilibri e le forti pressioni protezionistiche hanno provocato un aumento dei rischi per il futuro.

Rispetto alla controversia sul rapporto di cambio tra la moneta cinese, il renmimbi, e le valute forti, il comunicato del FMI presenta una rottura con il tono mantenuto dal G7 da gennaio del 2004, includendo una fiducia moderata nei confronti di Pechino e della strategia con cui intende procedere ad una graduale flessibilizzazione del cambio dello yuan. ' Ci aspettiamo che lo sviluppo di questa strategia - più orientata al mercato - contribuisca a migliorare il funzionamento dell'economia mondiale e gli equilibri all'interno del sistema monetario internazionale ' si legge nel documento conclusivo. La scomparsa di questo elemento di tensione viene sostituita dalla preoccupazione che il G7 mostra nei confronti della futura evoluzione del prezzo del petrolio. Nel comunicato - diffuso proprio quando gli Usa devono fare i conti con un calo del 28% della sua capacità di raffinazione a causa degli effetti degli uragani Rita e Katrina - si chiede un aumento sostenuto dell'offerta di petrolio da parte dei paesi produttori.

Nel capitolo petrolio, il G7 rompe l'abituale ambiguità del gruppo e consiglia una serie di misure ritenute 'necessarie' per far fronte al trend delle materie prime: aumento degli investimenti destinati all'esplorazione, produzione, infrastrutture energetiche e alla capacità di raffinazione. Questo pacchetto di consigli rappresenta una critica ai paesi industrializzati che negli ultimi anni hanno migliorato solo di poco le proprie capacità di immagazzinamento e raffinazione del petrolio.

Negli anni '90, quando il prezzo del barile cadde fino a toccare i 10 dollari, le imprese ridussero i costi ai minimi, tagliando il numero di impianti attivi. Attualmente, con i margini di raffinazione vicini ai massimi storici, le stesse imprese si mostrano restie ad ampliare la capacità produttiva. A questo si sommano i nuovi limiti stabiliti da una legislazione che punta giustamente a tutelare l'ambiente, e il rifiuto popolare alla costruzione di nuovi impianti di raffinazione. Inoltre, alcuni funzionari del FMI credono che le grandi società petrolifere siano guidate da comportamenti eccessivamente prudenti. Fatta eccezione per la Chevron, la maggior parte delle corporate petrolifere continua a basarsi su una quotazione del greggio nel medio periodo compresa tra i 20 e i 30 Usd. Questo comportamento fa si che le imprese realizzino meno investimenti in ricerca di quanti realmente richiesti dalle condizioni di mercato. I paesi importatori non sono gli unici responsabili delle tensioni nel mercato petrolifero. Un ruolo importante viene giocato anche dai paesi produttori, tanto che il G7 ha deciso di inviare una delegazione nei paesi dell'Opec per analizzare possibili iniziative tese a migliorare il livello di trasparenza nel mercato energetico.

In un altro capitolo del documento, il FMI ha posto l'accento sull'importanza del Doha round per la liberalizzazione del commercio mondiale. L'Organizzazione mondiale per il commercio si riunirà in dicembre a Hong Kong per cercare di trovare un accordo definitivo sui temi della liberalizzazione degli scambi. Il G7 ha infine dedicato una parte dei lavori al condono del debito di 37 paesi poveri. La misura, che include la cancellazione di 55.000 milioni di dollari e che dovrebbe materializzarsi entro la fine dell'anno, è stata annunciata lo scorso luglio. Da allora, il provvedimento ha rischiato più volte di naufragare a causa dell'indifferenza dell'opinione pubblica. Sul fronte dei Pvs, è importante segnalare che il governo argentino si è dichiarato disponibile a negoziare con il FMI una soluzione per i creditori privati in possesso di titoli di stato dichiarati in default. A cura di fondionline.it
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