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Petrolio sotto 20 dollari? Improbabile ma nel 2016 l’economia si avvantaggerà dei bassi prezzi

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In un paniere di sei eventi improbabili ma possibili nel 2016, gli analisti di Source hanno concentrato l’attenzione sui benefici che i bassi prezzi del petrolio avranno, sulle economie e sui mercati, nel corso dell’anno. 
Forse non sono cigni neri ma almeno grigi sì. Gli analisti di Source, uno dei principali fornitori di ETF in Europa,  hanno riassunto in un documento i sei eventi che, con tutta probabilità, non accadranno nel 2016. Non è un caso che al primo posto della lista ci sia il petrolio
L’inizio del 2016, con la discesa dei prezzi del barile sotto i 33 dollari, ha reso meno improbabile questo evento. Che, secondo gli analisti di Source verrebbe accompagnato da una discesa dei prezzi dell’oro sotto i 700 dollari per oncia. L’analisi della società evidenzia che, espressi ai prezzi del 2015, “il petrolio statunitense è oscillato tra i 20 dollari e i 60 dollari durante quattro mesi su cinque”. L’osservazione è stata effettuata sulle quotazioni a partire dal 1870. “Nel caso in cui salga in modo significativo al di sopra di tale range, come è avvenuto in media tre decenni su quattro, il calo della domanda e l’incremento dell’offerta lo farebbero di nuovo scendere. Quando scende, solitamente, arriva fino a quota 20 dollari”. 
Al di là di questa drammatica possibilità, secondo Paul Jackson, responsabile della ricerca multi-asset di Source ritiene che i consumatori, le società e i governi traggano vantaggio dalla riduzione dei prezzi delle materie prime: “Se il 2015 è stato l’anno in cui il calo dei prezzi delle materie prime ha penalizzato un numero ridotto di operatori economici, forse il 2016 rivelerà lentamente gli effetti positivi per tutti gli altri. Assegniamo una probabilità del 25% a quella che definiamo deflazione benigna, in cui i bassi prezzi delle materie prime diminuirebbero l’inflazione e sosterrebbero la crescita economica. A giudicare dall’accelerazione delle vendite nel settore retail in Cina nel 2015, l’effetto potrebbe già farsi sentire”. 
Infatti, anche se a giudicare dalle reazioni del mercato nelle prime sedute del 2015 sembra che la preferenza sia per un prezzo del petrolio più elevato “i prezzi bassi sono fonte di timori per i produttori di petrolio e per i loro clienti ma sono un vantaggio per chiunque altro. Il fatto ad esempio che nei primi undici mesi del 2015 la Cina abbia importato il 9% in più rispetto all’anno precedente, spendendo però il 41% in meno per tali importazioni indica che si è verificato un enorme trasferimento del potere di acquisto verso questo paese”. 

I 6 eventi improbabili ma possibili per il 2016

  1. Prezzo del petrolio e rame rispettivamente sotto 20 dollari e 3.000 dollari e calo del prezzo dell’oro a 700 dollari;
  2. Un rialzo a sorpresa della Cina, grazie alle operazioni della Banca centrale cinese e di prezzi del petrolio convenienti;
  3. Accelerazione dell’economia giapponese e conseguente apprezzamento dello yen;
  4. Migliori risultati per il debito del governo brasiliano;
  5. Aumento dell’inflazione negli Stati Uniti che costringe la Fed ad accelerare il passo nella restrizione monetaria con rendimenti sul decennale al 3,5%;
  6. Rivolta dei membri tedeschi del Consiglio direttivo della Bce contro Mario Draghi e conseguente incremento dei rendimenti di obbligazioni europee ed euro.