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Petrolio: solo in area 50-55 dolari al barile i produttori di shale oil cominceranno a soffrire (AUDIOINTERVISTA)

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Nella seconda metà del 2014 il prezzo del petrolio è crollato. Sia il Wti che il Brent hanno visto i prezzi scivolare di circa 40 punti percentuali e del 25% negli ultimi due mesi. La domanda che tutti si pongono è dove si fermerà la caduta. Secondo Murray Edwards, presidente di Canadian Natural Resources il prezzo potrebbe scivolare fino a 30/40 dollari al barile, come accaduto nel 2008 per un breve periodo di tempo, prima di recuperare verso un prezzo di equilibrio tra i 70 e i 75 dollari al barile. D’altronde la diminuzione dei permessi per la costruzione di nuovi pozzi estrattivi nelle dodici maggiori aree di produzione di shale oil, segnalata da Drillinginfo a Reuters, potrebbe fornire supporto alle quotazioni. Abbiamo chiesto a Michael Hewson chief market analyst di CMC Markets UK di disegnare uno scenario sulle prossime evoluzioni del prezzo del barile di petrolio. 

Mr Hewson, condivide l’opinione di Murray Edwards sulla possibilità di vedere una discesa dei prezzi del barile di petrolio in area 30/40 dollari al barile?

Secondo me non assisteremo a una discesa dei prezzi in area 30/40 dollari al barile. Guardando al mercato sembra che in questo momento tutti siano ribassisti e che non ci sia nessuno pronto a puntare su un recupero dei prezzi. Il che mi induce a essere prudente. Spesso accade che quando tutti parlano della possibilità di una discesa dei prezzi verso determinati livelli, quello è proprio il momento buono per acquistare. Nella giornata di ieri abbiamo visto un significativo rimbalzo con una volatilità elevata. Per i prossimi 6/9 mesi il prezzo medio del barile di petrolio rimarrà sensibilmente inferiore a quello di sei mesi fa e questo perché l’Opec sta perdendo la sua capacità di controllare l’offerta. Le forniture di shale oil americano hanno completamente cambiato le dinamiche della domanda mondiale di oro nero. Gli Stati Uniti erano un grande importatore, ora non lo sono più. Quel petrolio in eccesso deve quindi trovare un’altra destinazione. Pertanto a meno che non ci sia un incremento delle richieste proveniente da altri Paesi, e sto pensando a Giappone, Cina ed Europa, ci sarà un problema di eccesso di offerta sul mercato, che è proprio quello che sta accadendo. 
La caduta dei prezzi del petrolio non ha solo effetti negativi. In particolare potrebbe essere un aiuto per i Paesi europei e favorirne un recupero nel corso dei prossimi mesi. Bassi prezzi del petrolio significano minori costi della benzina e quindi più denaro nelle tasche dei consumatori. D’altronde un basso prezzo dell’oro nero rappresenta un problema per la Bce impegnata nella battaglia contro la deflazione. Non penso, tuttavia, che la Bce dovrebbe combattere l’abbassamento dei prezzi. Esiste una deflazione buona e una deflazione cattiva e quello che la Bce deve tenere a mente è che in questo momento e nei prossimi mesi la caduta delle quotazioni del petrolio non è una cosa negativa. A un certo punto i prezzi del petrolio rimbalzeranno.

Drilling Info, una compagnia che raccoglie dati sulla produzione di petrolio, ha dichiarato ieri a Reuters che i permessi per nuovi pozzi di petrolio nelle dodici maggiori aree di produzione dello shale oil sono calati del 15% nel corso dell’ultimo mese. Ciò significa che l’Opec, che ha deciso di non tagliare la propria produzione, si sta avvicinando al suo obiettivo ossia mettere in difficoltà i produttori di shale oil riducendone i margini?

Certamente un prezzo più basso mette sotto pressione i margini di queste compagnie ma credo che l’Opec stia sovrastimando l’effetto che la sua decisione può avere. Se infatti osserviamo alcuni produttori americani il prezzo del petrolio al quale un impianto produttivo di questo tipo diventa economicamente sostenibile si aggira sui 55 dollari al barile. Se invece guardiamo ad alcuni produttori Opec, questi sono già in sofferenza perché il loro prezzo di break-even, quando contiamo tutti i costi e i sussidi che questi Paesi elargiscono alle loro popolazioni, si aggira sui 100 dollari al barile. Pertanto secondo me il rischio è molto più alto per i produttori Opec che per quelli americani. Credo che se l’obiettivo dell’Opec è schiacciare i margini dei produttori americani dovrà attendere un periodo di tempo molto lungo ma alcuni membri non dispongono di tutto questo tempo. 

Possiamo considerare area 50-55 dollari al barile una zona di minimo per il mercato?

Credo di sì. Il numero uno di Rosneft ha dichiarato che il prezzo del barile potrebbe scendere in area 60 dollari al barile nella prima parte dell’anno e credo che questo sia possibile. Sarei molto sorpreso se si arrivasse a quei livelli già nel corso delle prossime due settimane ma sicuramente è possibile nei prossimi due o tre mesi.