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Petrolio: si torna a parlare di un meeting dei Paesi produttori

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Seconda seduta consecutiva di vendite per il petrolio, in calo del 3,42% a 33,07 dollari il barile. Il rallentamento cinese e l’eccesso produttivo continuano a penalizzare l’oro nero che paga inoltre pegno al rafforzamento del dollaro innescato dal processo di normalizzazione della politica monetaria statunitense. Dopo il rally della scorsa settimana in scia del possibile accordo tra i Paesi produttori per frenare l’output e le successive smentite, negli ultimi minuti l’agenzia Reuters ha riportato la notizia della presunta disponibilità delle autorità russe ad incontrare gli altri Paesi produttori.

“Quando ragioniamo sulla situazione attuale e prospettica del prezzo del petrolio, l’idea è quella di concentrarsi sia su dinamiche macroeconomiche – che attualmente non danno adito a pensieri a sostegno di strutturali ripartenze – sia su livelli tecnici – che fino a quando non mostreranno il raggiungimento dell’area che passa per 43,50 – non ci porteranno a valutare ripartenze sensibili delle quotazioni”, si legge in un commento elaborato da Matteo Paganini, Chief Analyst di FXCM Italia.

“Oltre a questo -continua l’esperto- non dobbiamo dimenticare le correlazioni con il dollaro, il quale potrebbe mostrare delle frenate da qui a quando si formeranno aspettative razionali circa il prossimo rialzo di tassi negli USA. Mossa che porterebbe forse ad ulteriori rivalutazioni del biglietto verde e risultare propedeutica ad ulteriori stalli dei prezzi dell’energia”.