Petrolio: Schroders, la vera incognita è l'Iran

Inviato da Redazione il Mer, 19/04/2006 - 10:12
'Un marziano che decidesse di atterrare sul nostro pianeta e curiosare tra le statistiche che fotografano il mercato del petrolio si domanderebbe perchè i prezzi del greggio continuano a salire in una fase caratterizzata dalla presenza di una combinazione di variabili non proprio sfavorevoli alla frenata delle quotazioni: scorte Usa vicine ai massimi livelli toccati dal 1999 ad oggi, un inverno non eccessivamente freddo nell'emisfero settentrionale e il miglioramento della capacità di raffinazione dell'industria petrolifera Usa', ha affermato Craig Pennington, Global energy portfolio manager di Schroders Investments.

Pennington sostiene che l'evoluzione odierna possa essere spiegata solo a patto di prendere in considerazione una varietà di fattori. Dal lato della domanda, il caldo gennaio dell'inverno Usa - capace di far decrescere la domanda stagionale di gas e petrolio - ha permesso agli Usa di gonfiare le proprie scorte di petrolio ( grazie alla continuità dei flussi di crudo importato). La Russia e i paesi dell'Est Europe hanno invece fatto i conti con un inverno molto freddo. I dati in possesso dell'International Energy Agency e dell'Us Department of Energy, hanno confermato che la forte accumulazione delle scorte Usa è stata ampiamente compensata dalla contrazione verificatasi negli altri paesi OECD.

Dal lato dell'offerta, l'esperto sostiene che il 2006 si sta rivelando un anno pieno di problemi vecchi e nuovi. La produzione dell'Iraq è stata sempre volatile e l'Iran ha una lunga esperienza di problemi tecnico- produttivi. Le violenze in Nigeria hanno provocato una riduzione della produzione in un paese che pesa per il 3% sull'offerta globale di petrolio, ma che svolge un ruolo chiave nella fornitura di petrolio leggero utilizzato per soddisfare la forte domanda proveniente dagli Usa ( pari al 12% delle importazioni del gigante nordamericano). 'La vera incognita- paese è l'Iran', afferma Pennington, ' un paese che potrebbe decidere di rinegoziare i cosiddetti buy backs contratcts già conclusi con le compagnie straniere, nel caso in cui le Nazioni Unite optino per una risoluzione contraria alla strategia nucleare del governo iraniano.

Il team di Schroders prevede un sensibile rallentamento della produzione russa. Il downgrade è dovuto alle variazioni intervenute nel regime fiscale imposto dal governo di Mosca. Il nuovo contesto ha spinto i vertici di Sibneft, Lukoil e TNK- BP a rivedere al ribasso le proprie previsioni di crescita produttiva. Pennington precisa che il downgrade non significa che la capacità produttiva russa abbia toccato il picco massimo, ma solo che le attuali condizioni non consentono di ipotizzare una crescita nel breve termine.

'In un contesto caratterizzato da una continua crescita sia degli costi operativi e degli investimenti, sia degli utili, le aspirazioni di crescita delle società petrolifere integrate continueranno ad essere legate alla maggiore variazione percentuale positiva dei primi rispetto ai secondi', sottolinea Pennington. Il manager evidenzia anche una sensibile crescita dei costi legati alle attività di ricerca e sviluppo, concentrati nei paesi non OECD. ' Decenni permeati dall'assenza di investimenti in infrastrutture - sia upstream che downstream - sono necessari per supportare la crescita della capacità produttiva sia nei paesi Opec che in quelli non Opec', precisa il manager. L'International Energy Agency ha stimato che l'attuale ritmo di crescita della produzione petrolifera potrà essere mantenuto solo a patto di investire circa 6 trilioni di dollari in attività di 'finding & development' da oggi al 2030.

' E' probabile che le quotazione resteranno elevate a causa sia della scarsa capacità dei paesi Opec di aumentare la propria produzione sia dell'incidenza esercitata dai costi, conclude Pennington, ' e per tale motivo crediamo che un declino delle quotazioni possa avvenire solo nel caso in cui si verifichi un balzo della produzione in Russia, West Africa, area del Caspio e nel Golfo del Messico. A cura di www.fondionline.it
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