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Il petrolio rimane sotto pressione – PRIMA NOTA

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Dopo il record a 99,29 dollari al barile raggiunto ieri in mattinata sui mercati elettronici, il prezzo del barile di petrolio Wti ha affrontato una giornata caratterizzata da alta volatilità e conclusasi con un moderato ritracciamento che ne ha riportato le quotazioni al di sotto dei 98 dollari al barile. Un arretramento giudicabile temporaneo alla luce di condizioni immutate nello scenario che sta sostenendo i prezzi dell’oro nero.


Unica novità la comunicazione, ieri, delle scorte settimanali di petrolio negli Stati Uniti. Il dato ha evidenziato un calo di 1,1 milioni di barili a 313,6 milioni contro stime per un aumento di 600.000 barili. In calo anche le scorte di distillati (-2,4 milioni di barili) mentre sono risultate in crescita quelle di benzine, sebbene per soli 0,2 milioni di barili.

La pubblicazione del dato dell’Eia (l’Agenzia internazionale per l’energia) non ha cambiato le carte in tavola che vedono fattori speculativi inserirsi su questioni geopolitiche e timori di insufficienza delle scorte in vista della stagione invernale. L’Opec rimane nel mentre spaccata in attesa della riunione del 5 dicembre dove potrebbe essere deciso un aumento delle quote di produzione. Favorevole a tale manovra l’Arabia Saudita, il principale Paese produttore di petrolio nero, che deve tuttavia affrontare l’opposizione di chi ritiene l’impennata dei prezzi attribuibile più a fattori speculativi che a una vera scarsità di petrolio.  La frenata dell’economia statunitense, certificata due giorni fa dalla revisione delle stime di crescita del pil operata dalla Federal Reserve con il rischio che si possa arrivare a uno stadio recessivo, potrebbero favorire quest’ultima posizione.

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