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Petrolio recupera dopo crollo. Ma l’AIE prevede rallentamento domanda

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In ripresa le quotazioni del petrolio che ieri a New York avevano bucato la soglia di $48 al barile, sulla scia della notizia di un aumento della produzione da parte dell’Arabia Saudita, a febbraio, nonostante l’accordo tra i paesi dell’Opec volto a ridurre l’output. Un assist ai prezzi è arrivato da alcuni dati Usa, che hanno indicato la flessione delle scorte. Occhio tuttavia alle previsioni appena arrivate dall’AIE, Agenzia Internazionale dell’Energia, che ha avvertito che bisognerà aspettare ancora prima che l’eccesso di offerta di petrolio, nel mondo, venga smaltito.

I futures sul petrolio scambiati a New York sono saliti fino a +2,4%, dopo aver perso quasi l’11% nelle ultime sette sessioni. L’American Petroleum Institute ha comunicato che la scorsa settimana le scorte degli Stati Uniti sono scese di 531.000 barili circa: l’attesa, a questo punto, è per i numeri che saranno comunicati nel pomeriggio dal governo Usa, e che potrebbero indicare un aumento delle scorte per la decima settimana consecutiva.

Dal report dell’AIE emerge intanto che le scorte di petrolio delle economie avanzate sono cresciute a gennaio per la prima volta in sei mesi, dopo che i paesi dell’Opec hanno aumentato l’output in “modo incessante”, prima dell’accordo raggiunto a novembre per una riduzione concertata dell’offerta. Secondo l’agenzia, sebbene l’Opec stia portando avanti più del 90% dei tagli promessi, la debole crescita della domanda si tradurrà nel corso del primo semestre in una flessione più contenuta delle scorte.

Nel 2017, la crescita della domanda dovrebbe in generale decelerare, scendendo dagli 1,6 milioni di barili al giorno del 2016 a 1,4 milioni di barili. “Gli indicatori relativi al trend della domanda nel primo trimestre del 2017 indicano rallentamenti, a gennaio, in Giappone, Germania, Corea e India”.

Negli ultimi 12 mesi, i prezzi del petrolio crude sono saliti di oltre il 31%, a $48,50, mentre quelli del Brent hanno fatto quasi +30% a $51,60.

Nella giornata di ieri le quotazioni del petrolio scambiato a New York sono scese fino a oltre il 2% a $47,28 al barile, scontando la notizia della decisione dell’Arabia Saudita di tornare ad aumentare la produzione 
al di sopra della soglia di 10 milioni di barili al giorno nel mese di febbraio, ripristinando così un terzo circa dei tagli operati a gennaio. Dai dati di Riyadh emerge in ogni caso che, a un valore di 10,011 milioni di barili al giorno, la produzione saudita è tuttora al di sotto della soglia imposta dall’accordo, che impone di limitare l’offerta a 10,058 milioni di barili al giorno.