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Petrolio, piccola reazione dei prezzi ma il 2016 sarà ancora difficile. Il Wti annulla il differenziale con il Brent

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Nell’ultima seduta il prezzo del petrolio ha registrato un rialzo dopo essere sceso a toccare i minimi pluriennali. In particolare è stato il Wti a mostrare il movimento più marcato agguantando dopo oltre 5 anni il Brent

Dopo aver segnato nuovi minimi pluriennali i prezzi del petrolio hanno rimbalzato nella 
seduta di ieri con il Wti che è riuscito ad annullare il differenziale con il Brent per la prima volta dall’agosto 2010. Il barile di Wti scambia stamane in area 36,47 dollari dopo aver toccato i minimi dal febbraio 2009 a 33,98 mentre il Brent si attesta a 36,59 dollari dopo essere sceso sotto quota 36 segnando i minimi di oltre undici anni fa (luglio 2004). Il rimbalzo precede l’attesa pubblicazione delle scorte statunitensi di crude oil, oggi pomeriggio alle 16:30. Le attese sono per una crescita di 1,363 milioni di barili contro il dato della settimana precedente che aveva segnato un aumento di 4,801 milioni.
La reazione dei prezzi del barile non è però un segnale affidabile di inversione della tendenza. Secondo gli analisti di Mps Capital Services il 2016 sarà caratterizzato da debolezza nella prima parte. Quattro le ragioni elencate: 
  • Il surplus globale dovrebbe continuare nel nuovo anno;
  • Nei Paesi Ocse il livello delle scorte è ancora elevato;
  • Gli Stati Uniti hanno rimosso il divieto di esportare il petrolio;
  • L’Opec ha deciso a dicembre di non indicare un limite di produzione.
Un primo rimbalzo è previsto solo a partire da metà anno “con un ritorno stabile oltre i 50 dollari poiché l’offerta potrebbe calare negli Stati Uniti in quanto molti pozzi non sono profittevoli ai livelli attuali di prezzo e non si può escludere una quale manovra Opec per sostenerli se rimanessero bassi ancora a lungo”. 
Il principale rischio al rialzo per lo scenario degli analisti di Mps Capital Services è quello geopolitico mentre al ribasso è il ritorno in grande stile sul mercato dell’Iran. “In assenza di danni significativi, o percezioni di rischio in tal senso, alla produzione mediorientale, il rialzo massimo del Brent nella seconda parte dell’anno potrebbe essere limitato all’area dei 65 dollari al barile”. 
La view è condivisa solo in parte dagli esperti di Goldman Sachs i quali prevedono che “l’eccesso di forniture permanga anche fino al quarto trimestre del 2016”. Il riaggiustamento, inoltre, riguarderebbe soprattutto il Wti a causa della riduzione dell’estrazione di petrolio da fracking. Nel complesso la previsione di Goldman Sachs non esclude la possibilità che prima di vedere una qualche reazione sui prezzi del barile si tocchi quota 20 dollari.