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Petrolio paga rischio tagli Opec, nuovo crollo in area 50$. Arrancano Eni e Saipem

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Non conosce  fine il sell-off sul petrolio. Il Brent è crollato sotto 60 dollari al barile, toccando i minimi dell’anno. Si tratta del settimo calo consecutivo settimanale dopo che l’Arabia Saudita ha segnalato un livello della produzione. Al tutto si aggiunge la crescita delle scorte degli Stati Uniti che ha destato preoccupazione per un potenziale eccesso di offerta.

Oggi il prezzo Brent è sceso del 4,7% a 59,86 dollari al barile; non da meno il WTI che arretra di oltre il 6% a 51.30 dollari (toccato minimo a 50,62$). Dai picchi di inizio ottobre il WTI ha ceduto oltre il 32%. Il trend ribassista potrebbe portare al maggiore calo mensile dall’ultima parte del 2014, anche se i paesi produttori stanno valutando di tagliare la produzione per provare a frenare la crescita del surplus globale.

La produzione dell’Arabia Saudita, il più grande esportatore al mondo, è infatti salita ulteriormente questo mese dopo un’impennata di ottobre e le scorte statunitensi sono aumentate per nove settimane consecutive.

I sauditi hanno segnalato che rallenteranno la produzione a dicembre, ma a meno che l’OPEC e la Russia non riescano a raggiungere un nuovo accordo per limitare l’offerta in occasione del prossimo meeting del 6 dicembre. Secondo gli analisti di Citigroup potrebbero emergere sia tagli per massimo 1,4 milioni di barili/giorno sia un nulla di fatto.

 

“Al calo della domanda mondiale e ai timori di un rallentamento della crescita cinese, si sono accompagnate l’ulteriore rialzo dei livelli di output da parte degli Stati Uniti (favorevoli ad un prezzo basso che spinga la crescita) e dell’Arabia Saudita”, argomenta Vincenzo Longo, market strategist di IG.

Titoli oil scivolano indietro, per Saipem -26% da inizio mese

In questo scenario, a Piazza Affari i titoli maggiormente esposti al prezzo del petrolio sono i più venduti. In fondo al listino principale troviamo Saipem (-2,92% a 3,495 euro) che totalizza una scia di 10 sedute consecutive in calo senza contare il rimbalzino (+0,5%) dello scorso 21 novembre. Al penultimo posto del Ftse Mib troviamo Eni (-1,79% a 14,06 euro) scesa di quasi il 6% nelle ultime 5 sedute.

“Il settore ha confermato una correlazione perfetta con il greggio. Pertanto ci aspettiamo che possa rimanere volatile nelle prossime settimane – aggiunge Longo – fino all’appuntamento OPEC. Il prezzo del greggio ha raggiunto ormai delle soglie chiave, su cui potrebbe tentare di reagire. Se i Paesi OPEC e non dovessero tagliare la produzione di 800.000-1.000.000 di barili, il mercato potrebbe anche rimbalzare fino a fine anno”.

 

(notizia aggiornata alle 18.00)