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Petrolio: l’Opec stima il primo calo in otto anni dell’output statunitense, Wti si conferma in quota 50$

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Ancora segno più per il greggio. Dopo il +9% messo a segno la scorsa settimana, le quotazioni del Wti, il petrolio di riferimento negli Stati Uniti, si confermano sopra la soglia dei 50 dollari in scia delle indicazioni contenute nell’ultimo report mensile elaborato dall’Opec. Secondo il Cartello di cui fanno parte i Paesi esportatori di petrolio, nel 2016 l’output statunitense farà segnare il primo calo in otto anni.

L’Organizzazione con sede a Vienna ha annunciato di aver ridotto la view 2016 sulla produzione a stelle e strisce di 280 mila barili portando il dato complessivo a 13,54 milioni, 60 mila barili al di sotto del 2015. “Fino a quest’anno -si legge nel resoconto- la produzione statunitense ha registrato una crescita record pari a circa 1 milione di barili ogni anno […] grazie a all’introduzione di nuove tecniche di perforazione”. Ma “gli ultimi dati rilevano che l’output statunitense ha già iniziato a scendere”.

L’atteso calo dell’output è riconducibile ai ridotti investimenti a seguito del crollo dei prezzi (-40,7% negli ultimi 12 mesi). “Con il calo delle quotazioni, le trivellazioni sono scese della metà e i produttori statunitensi hanno messo in campo misure per aumentare l’efficienza e risparmiare sui costi”. L’ultimo aggiornamento settimanale sull’andamento delle trivellazioni elaborato da Baker Hughes, uno dei maggiori operatori del comparto petrolifero, ha evidenziato il quinto calo consecutivo a 605 impianti, il livello minore dal giugno del 2010. Il dato, un tempo snobbato dagli operatori, negli ultimi mesi è diventato particolarmente importante per monitorare lo stato di salute dell’industria petrolifera a stelle e strisce. Ma la contrazione dell’output non riguarda solo gli Stati Uniti. Stimata in rosso anche la produzione russa che dati 10,75 milioni di barili del 2015 è attesa a 10,69 milioni.

Le nuove stime sono basate “su un declino più marcato dei giacimenti di shale statunitensi, visto che i giacimenti abbandonati superano quelli nuovi, e dell’effetto negativo (del declino dei prezzi, ndr) sugli investimenti in varie regioni del mondo”. La crescita della produzione non-Opec nel 2015 è vista a 0,72 milioni di barili giornalieri, -0,16 milioni in meno rispetto al precedente report e per il 2016 il dato relativo i Paesi non facenti parte del cartello è atteso in calo di 0,13 milioni, -0,29 milioni rispetto alla stima precedente.

Se i dati venissero confermati, si tratterebbe di una significativa vittoria del Cartello che poco più di un anno fa ha innescato il crollo dei prezzi confermando il livello produttivo in quota 30 milioni di barili giornalieri con l’intento dichiarato di tagliare le gambe ai big dello “shale oil”.

Indicazioni rialziste anche dalla domanda, attesa in aumento di 1,5 milioni giornalieri nel 2015 e di 1,25 milioni l’anno prossimo a 94,11 milioni. La riduzione dell’offerta e l’aumento delle richieste “dovrebbe ridurre l’eccesso di offerta sul mercato…e portare a fondamentali più bilanciati”, rileva l’Opec.