1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Valute e materie prime ›› 

Petrolio: Opec, prevalgono le divisioni, il 168° meeting si chiude con un nulla di fatto

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

Alla fine a prevalere sono state le divergenze e l’Opec nel 168° meeting della sua storia ha confermato il tetto produttivo in quota 30 milioni di barili giornalieri. Indicazioni contrastanti (ieri si parlava di un taglio congiunto, oggi di un incremento dell’output) hanno lasciato gli operatori con il fiato sospeso fino all’ultimo favorendo la volatilità dei prezzi. Il tetto, ha spiegato il presidente dell’Opec e Ministro del Petrolio nigeriano Emmanuel Ibe Kachikwu, “riflette l’attuale produzione” e l’Organizzazione è “tranquillamente in grado” di attendere per capire “se la produzione non-Opec continuerà a scendere”.

Dopo il +3,18% messo a segno ieri in scia dell’ipotesi di un taglio concordato dell’output, nel corso del pomeriggio la notizia di un possibile aumento del livello produttivo ha spinto il future con consegna gennaio sul Brent a 42,67$/barile, oltre un dollaro in meno rispetto al dato precedente. Al momento il derivato ha dimezzato le perdite e scambia a 43,32 dollari.

La decisione di confermare l’output nel meeting che ha ufficialmente sancito il rientro dell’Indonesia nel Cartello (che vede i suoi membri risalire a tredici), era stata correttamente pronosticata dagli analisti alla luce delle profonde divergenze tra “falchi” e “colombe”. Già un anno fa, la strategia saudita di confermare il livello produttivo aveva innescato mugugni che nel tempo sono diventati critiche esplicite alla luce del limitato impatto del calo delle quotazioni (-50% rispetto all’ottobre del 2014) sull’output dei produttori non facenti parte dell’Opec (in particolare di quelli statunitensi).

La situazione è complicata dal fatto che i Paesi che potrebbero ridurre il petrolio estratto (come l’Arabia Saudita) non sono intenzionati a farlo (almeno unilateralmente) e “falchi” che spingono per una riduzione del tetto produttivo, come Iran e Venezuela, non possono permettersi, per ragioni di bilancio, di ridurre il greggio estratto.

Due i fattori che rischiano di aumentare gli attriti in seno all’Organizzazione con sede a Vienna: nei prossimi mesi l’Iran aumenterà la produzione in vista dell’alleggerimento delle sanzioni e il ritorno dell’Indonesia è destinato a incrementare di circa 890 mila barili al giorno l’effettiva produzione del Cartello (che gli esperti già ora stimano in circa 31,5 milioni di barili).