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Petrolio, “L’Opec non taglierà la produzione. E l’ingresso dell’Iran terrà i prezzi bassi ancora a lungo”

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In caduta libera. E con una preoccupante correlazione con i mercati che, per molti analisti, non avrebbe ragione di esistere. Per molti, inoltre, il petrolio si trova su un piano inclinato. Alcune variabili infatti indicano ulteriori ribassi: l’ingresso dell’Iran nel mercato aperto è solo la prima preoccupazione degli osservatori. Abbiamo quindi chiesto a Thina Margrethe Saltvedt, chief analyst macro/oil di Nordea, quali sono le sue previsioni di lungo termine e quali le variabili in gioco.

Fra quanto tempo vedremo l’impatto dell’Iran nell’offerta di petrolio? E quali gli effetti?

Il prezzo del petrolio è sceso di circa 5 dollari al barile tra il 30 giugno e 14 luglio 2015, dopo lo storico accordo sul programma nucleare. Nelle settimane successive, con l’aumentare della percezione che l’accordo fosse concreto, il mercato ha valutato l’incremento della produzione di greggio in 50 mb/d (milioni di barili al giorno) già nelle prossime settimane, e di un ulteriore aumento di 500mila entro 1-3 mesi. In generale il consenso è inferiore a un aumento di un milione di b/d aumento entro la fine dell’anno, in linea con le dichiarazioni del ministro dell’Energia iraniano. La mia previsione è 700mila barili entro la fine del 2016.

Prevede anche lei una caduta dell’oil sotto i 20 dollari, come affermano alcuni analisti?
No, non è la mia previsione. Ma i prezzi del petrolio ci hanno sorpreso più di una volta, e non direi quindi che è impossibile.

L’OPEC cambierà strategia? A quali condizioni?
Se aumenterà la pressione internazionale sui Paesi dell’intesa (Kuwait, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti) o vedremo un cambiamento nei loro governi, l’Opec potrebbe cambiare strategia. Ma il mio scenario principale è che non accadrà: questi Paesi hanno riserve solide e la loro idea è spremere i produttori più costosi, come Russia e Stati Uniti. E finora abbiamo visto solo un piccolo calo della produzione di scisto negli Stati Uniti. 

Guerra dei prezzi… Ma fino a quando?
L’aumento dell’ostilità verso l’Arabia Saudita renderà più difficile coordinare un taglio comune della produzione e il ritorno dell’Iran tra i grandi player del mercato del petrolio è una minaccia per la posizione saudita. Abbiamo già assistito a una concorrenza feroce sui prezzi tra Russia, Iran, Iraq e Arabia Saudita. Non finirà ora. Non riesco a immaginare l’Arabia Saudita o l’Iraq dare via quote di mercato e clienti. Questa guerra terrà i prezzi bassi per molto tempo.

Per quanto tempo le oil company potranno sopportare prezzi inferiori a 30 dollari al barile?
Per le oil company il prezzo medio di pareggio, dopo il CAPEX (investimenti) e prima dei dividendi, è di circa 52 dollari. Con il taglio del CAPEX le compagnie sono in grado di assorbire una riduzione di 9 dollari al barile nel 2017 rispetto al 2016.

Chi fermerà la produzione a causa dei costi troppo elevati?
I primi saranno i produttori di scisto statunitensi in quanto hanno un ciclo di investimenti-produzione molto più breve rispetto agli altri produttori. Il Regno Unito ha avuto un paio di tagli alla produzione, ma la maggior parte delle aziende non fermerà la produzione in corso: questi sono disposti ad accettare un periodo di perdite piuttosto di sostenere il costo di arrestare e poi riavviare la produzione. Alcuni pozzi potrebbero perdere pressione e non essere più in grado di produrre allo stesso livello.

E’ d’accordo con la correlazione tra prezzo del petrolio e discesa dell’azionario in Asia e nei mercati occidentali?
I mercati azionari dei Paesi produttori di petrolio, come il Brasile, la Russia e la Norvegia, sono chiaramente influenzati dal forte calo dei prezzi del petrolio. In Cina, altri fattori – come i fondamentali più deboli – sono più importanti.


Alcuni analisti ritengono però che la quotazione del petrolio negli anni ’20 sia stata influenzata da fattori speculativi. Che cosa ne pensa?
Nel breve termine, la propensione al rischio è importante. Basta vedere l’impatto sui mercati mondiali che hanno avuto le turbolenze dell’azionario cinese. Nell’era delle informazioni, la correlazione tra prezzo del petrolio e prezzo delle azioni è in aumento: così, nel breve termine, la speculazione ha un forte impatto.


La Conferenza di Parigi sul clima si è impegnata ad abbattere le emissioni di 1,5 gradi Celsius. Quale sarà l’impatto nel medio termine?
Credo che l’obiettivo più ambizioso concordato dal COP21 accelererà il passaggio verso l’energia verde e porterà a una più rapida attuazione dei requisiti di efficienza energetica. Penso anche che saranno varate norme più severe sulle emissioni derivanti dalla produzione di combustibili fossili. Inoltre le nuove tendenze dell’industria, come la stampa 3D e la rete di imprese, si tradurrà in un rallentamento della crescita della domanda di petrolio già tra il 2025 e il 2030.