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Petrolio oltre quota 100 $ a New York. Cresce rischio di un nuovo shock come nel 2008

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Continua la corsa del petrolio sulle tensioni in Nord Africa e sul mercato si diffondono sempre maggiori timori che il surriscaldamento dei prezzi energetici possa continuare a ritmo forsennato. Ieri a New York il future Wti con scadenza ad aprile ha superato la soglia dei 100 dollari al barile portandosi oggi fino a 103,41 dollari, livelli che non vedeva dal 2008. In fermento anche il future sul Brent che stamattina a Londra si è portato sopra quota 114 dollari al barile. Il petrolio risulta in rialzo da sei sedute consecutive di rialzi con un progresso totale del 16%.


Il crescendo delle tensioni in Libia continua a tenere banco sui mercati con la possibilità di un consistente arresto della produzione di greggio del paese. L’Opec si è detta pronta ad intervenire se la Libia interromperà le forniture di materie prime (petrolio ma anche gas). La Libia è solo il nono maggiore produttore tra i 12 membri dell’OPEC. A gennaio ha prodotto 1,6 milioni di barili al giorno, con la maggior parte del proprio greggio che è destinata ai  Paesi dell’area mediterranea, in particolare l’Italia. Il paese per oltre 40 anni sotto la guida del colonnello Gheddafi ha solo il 3,3% delle riserve mondiali di petrolio e la sua quota nella produzione mondiale risulta sotto il 2%. Il deficit nelle forniture da parte della Libia potrà essere soddisfatto da altri membri dell’OPEC che hanno un eccesso di capacità attualmente stimato tra i 4 e i 5 milioni di barili al giorno. Ma dietro l’impennata dei prezzi del petrolio si cela la crescente preoccupazione che ci sia un’ulteriore diffusione dei disordini verso gli altri Paesi del Medio Oriente ricchi di petrolio, in particolare l’Arabia Saudita, che detiene attualmente la maggioranza della capacità in eccesso.


Non vanno poi dimenticati i potenziali effetti che ha il caro petrolio sugli equilibri economici globali. In primo luogo acuisce le pressioni inflazionistiche e in secondo luogo può pesare, nel medio termine, sulla ripresa mondiale. Ieri gli esperti di Société Générale hanno diffuso un report nel quale stimano che un rialzo delle quotazioni del petrolio pari a 20 dollari ha un impatto negativo dell’1% sulla crescita del pil mondiale. 


“La rapida diffusione dei disordini in tutta la regione ha portato gli investitori a immaginare il peggio aumentando le preoccupazioni legate al rischio di un altro shock dei prezzi del petrolio”, rimarca Société Générale. Il broker transalpino ritiene però che solo un Wti a 136 dollari porterebbe a uno shock simile a quello del 2008, mentre per assistere a una crisi simile a quelle degli anni ’80 il greggio dovrebbe spingersi fino a quota 200 dollari sui nuovi massimi storici.


Livelli record che a detta di un’altra casa d’affari, Nomura, potrebbe effettivamente essere aggiornati  fino a 220 dollari al barile. Se la Libia e l’Algeria dovessero bloccare la produzione, rimarca l’ultimo studio di Nomura, la capacità produttiva inutilizzata dell’OPEC sarebbe di 2,1 milioni di barili al giorno. Nel corso della Guerra del Golfo a inizio anni ’90 la capacità produttiva inutilizzata dell’OPEC scese di 1,8 milioni di barili al giorno e in quel periodo il prezzo del petrolio segnò un aumento del 130% in sette mesi. E, aggiunge il broker nipponico, oggi il numero degli speculatori è decisamente maggiore rispetto a 20 anni fa e non è da escludere che il prezzo si porti anche oltre i 220 dollari al barile.


L’Agenzia internazionale per l’energia (Iea) lo scorso 10 febbraio ha rivisto verso l’alto le stime sulla domanda globale di greggio per il 2011. Nell’anno la domanda dovrebbe raggiungere gli 89,3 milioni di barili per giorno, con un incremento anno su anno pari a 1,5 milioni di barili. L’Agenzia ha inoltre reso noto che in gennaio le forniture di greggio hanno registrato un incremento di 500mila barili/giorno.