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Petrolio, Goldman Sachs abbassa stime su debolezza domanda. Decisivo meeting Algeria

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Non è roseo il futuro del prezzo del petrolio. Questa la sintesi della view di Goldman Sachs che in un report odierno ha abbassato le proprie previsioni sul prezzo dell’oro nero relativamente all’ultimo trimestre dell’anno.
Sulle previsioni pesa l’andamento della domanda, più debole delle aspettative, e l’aumento delle scorte mondiali.

Secondo gli esperti dell’investment bank statunitense il prezzo del petrolio nel corso dell’ultimo quarter dell’anno sono ora attese a 43 dollari al barile, contro i 50 dollari stimati precedentemente.

L’eccesso di produzione rappresenta secondo gli esperti un vero enigma: attualmente la produzione risulta sovradimensionata generando un surplus di circa 400 mila barili di petrolio al giorno, 100 mila barili al giorno sopra le precedenti stime fornite dagli analisti.

Gli esperti guardano con attenzione al summit dei Paesi membri dell’Opec che inizia oggi in Algeria, dove si cercherà di trovare un accordo per limitare i livelli produttivi.

Fondamentale sarà il parere dei Paesi non membri dell’Opec, la Russia in particolare, che potrebbe effettivamente garantire un accordo significativo, con conseguenze dirette sul prezzo del greggio, almeno nel breve e medio termine.

La vera incognita appare però ancora una volta l’Iran, come già successo nell’incontro del mese scorso. Secondo Goldman il meeting algerino potrebbe portare ad accordi più incisivi aprendo la strada ad efficaci forme di collaborazione tra i vari Paesi: l’esito finale sul prezzo del greggio, però, a detta degli esperti rimane molto incerto.

I mercati intanto continuano anche oggi a penalizzare il greggio cedendo circa 2 punti percentuali e mezzo rispetto alla vigilia: il Wti scambia in area 44,75 dollari all’oncia, mentre il Brent viene contrattato in area 46,15 dollari, sui minimi della giornata.