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Petrolio entra in fase Orso, cresce rischio sovrapproduzione. Opec chiamata a reagire

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Il petrolio entra in fase Orso e a Piazza affari il settore oil è sotto pressione con i titoli energetici in calo: Saipem -5,3%, Tenaris -2,88% ed Eni -1,15%.  Oggi prosegue il ribasso del prezzo del greggio con il WTI che oggi scivola sotto i 60 dollari al barile, a 59,90 per l’esattezza e il Brent scambia a 69,86 dollari, ai minimi da aprile con l’offerta globale che risulta in aumento e parallelamente si teme un rallentamento della crescita economica globale che impatterebbe negativamente sulla domanda di greggio

Dai massimi toccati a inizio ottobre il prezzo del WTi è sceso di oltre il 20 per cento entrando così in  Bear Market.  Il mercato attende la riunione di Abu Dhabi di domenica tra Paesi OPEC che è propedeutica a quella ufficiale dell’OPEC di Vienna del 6 dicembre.

Petrolio in fase orso: le ragioni

Numeri che secondo Bloomberg sono a un passo dal segnare la fase di declino più forte di sempre. Il petrolio è quindi entrato in una fase orso e il nuovo calo arriva a ridosso del meeting dell’Opec con altri produttori ad Abu Dhabi che potrebbe portare a un taglio della produzione. “I prezzi del petrolio sono stati colpiti dal doppio smarrimento degli aumenti delle forniture e delle preoccupazioni della domanda” ha affermato l’analista di Interfax Europe, Abhishek Kumar alla Reteurs.

Il petrolio ha raggiunto il picco in ottobre nel timore che le sanzioni statunitensi sull’Iran, entrate in vigore questa settimana, privino il mercato petrolifero di ingenti volumi di greggio, svuotando i magazzini e portando a carenze in alcune regioni. le sanzioni però sono risultate più “soft” del previsto con l’esenzione per ben 8 paesi. Inoltre altri grandi produttori, come l’Arabia Saudita, la Russia e le compagnie di shale oil negli Stati Uniti, hanno aumentato la loro produzione in modo costante finendo così per riuscire a compensare in maniera soddisfacente la perdita dei barili iraniani. Difatti Stati Uniti, Russia e Arabia Saudita stanno pompando a livelli record, producendo oltre 33 milioni di barili al giorno un terzo del petrolio mondiale. Nei giorni scorsi si è parlato anche di un aumento della produzione da parte dell’Iraq, secondo maggior produttore dell’Opec.

Settimana prossima focus su report Opec e EIA

La scorsa settimana, la produzione di petrolio negli Stati Uniti è salita a 11,6 milioni di barili al giorno, un fatto che certo non passerà inosservato agli occhi dell’Organizzazione mondiale dei produttori di petrolio e della Russia, che si riuniranno a fine settimana. L’incontro Opec- non Opec di Abu Dhabi, pur non trattandosi di un vertice dispositivo, potrebbe concludersi con la raccomandazione di un taglio alla produzione. Come sottolineano gli analisti di MPS Capital Services, occhi puntati negli Stati Uniti la settimana per i dati macro (soprattutto inflazione e vendite al dettaglio). I dati EIA settimanali sul petrolio ed i report mensili dell’OPEC e dell’IEA saranno particolarmente osservati dagli operatori per anticipare i prossimi movimenti del greggio, dopo che cinque settimane di pesanti ribassi lo hanno portato in “bear market”. Attenzione, dicono gli analisti, anche all’intervento del Governatore Fed Powell ad un evento a Dallas che potrebbe gettare luce sul percorso di rialzi dell’istituto statunitense.