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Petrolio, colossi cinesi e russi insidiano le big occidentali

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“In città c’è una piccola delegazione di cinesi, sono diecimila”, è questa una delle barzellette più in voga ad Alma Aty, in Kazakhstan e che svela in parte cosa sta accadendo sul mercato del greggio. “Dal mar Caspio all’Estremo Oriente i cinesi sono all’offensiva, costruiscono, acquistano, esplorano, investono e spendono una gran quantità di denaro e risorse umane”, racconta Evan Feigenbaum, braccio destro del segretario di Stato statunitense, Condollezza Rice. Lo slancio della Repubblica Popolare cinese sul mercato energetico nasce dalla necessità di importare la metà del fabbisogno nazionale ed è riassunto dai nomi di tre giganti: China National Petroleum Corporation (Cnpc), China National Offshore Oil Corporation (Cnooc) e Sinopec. Colossi in grado di sfidare da una posizione di forza le cinquestelle del greggio mondiale: Chevron, Exxon Mibil, ConocoPhillips, Bp e Royal Dutch Shell. E in ultimo non va dimenticata la Russia che vanta Rosneft per il petrolio e Gazprom per il gas, entrambe emanazione del potere politico e che hanno praticamente sotto controllo le risorse nazionali russe.