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Petrolio: Bnp, la crescita dello spread Brent-Wti è destinata a finire

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Segno più per le quotazioni del greggio. All’Ice il contratto con consegna dicembre sul Brent quota in rialzo dell’1,24% a 112,35 dollari mentre al Nymex un barile di Wti è scambiato a 90,91 dollari. Lo spread tra le due qualità si conferma quindi sopra quota 21 dollari, ai massimi dallo scorso aprile. “Nonostante fosse stata prevista, la crescita dello spread ci ha sorpreso”, rilevano Harry Tchilinguirian e Gareth Lewis-Davies nell’Oil Market Comment di Bnp Paribas. “Interruzioni non pianificate e scioperi nel Mare del Nord hanno influenzato negativamente le forniture già prima dell’inizio delle manutenzioni stagionali”, si legge nel report.

In particolare il prezzo del Brent è stato influenzato dal calo delle forniture di Forties, la principale delle quattro qualità di greggio che costituiscono il benchmark europeo. Il blocco del giacimento Buzzard, da cui arriva circa un quarto del Forties, era atteso “ma le difficoltà nel far ripartire la produzione non lo erano”. “La ripartenza del Buzzard è stata spostata dal 3 al 16 ottobre, che vuol dire che le spedizioni inizieranno a novembre. Su queste basi ci aspettiamo che la normalizzazione della situazione, attesa tra novembre e dicembre, spingerà al ribasso i prezzi del Brent”. Il Wti è stato invece penalizzato dalle manutenzioni delle raffinerie, “che hanno penalizzato la domanda a settembre e che la penalizzeranno anche nel mese in corso”. Alla luce di questo, “riteniamo che l’allargamento dello spread stia raggiungendo il massimo”, hanno rilevato i due analisti.