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Petrolio: Arabia Saudita sotto pressione in vista del prossimo meeting dell’Opec

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Venerdì a Vienna si riunisce il board dell’Opec, l’Organizzazione che raggruppa i Paesi esportatori di greggio. Un anno fa l’Arabia Saudita ha spinto per confermare il tetto produttivo in quota 30 milioni di barili favorendo un rovinoso calo dei prezzi mirato a tagliare le gambe ai produttori di petrolio statunitensi. A distanza di 12 mesi i big dello “shale oil” hanno dimostrato un’inattesa resilienza e oggi tra i membri del Cartello, in special modo tra quelli per i quali estrarre greggio è relativamente più costoso, serpeggia qualche dubbio sull’efficacia della strategia saudita.

In quest’ottica, la fronda dei “ribelli” capitanata dall’Iran (ma di cui fanno parte anche Venezuela, Algeria e Angola) chiederà a Riyadh di ridurre l’output. “Nel corso del prossimo meeting, [il Ministro del petrolio iraniano Bijan Zanganeh, ndr] chiederà con urgenza all’Arabia Saudita di ridurre il suo livello produttivo”, ha detto Ali Kardor, n.1 per gli investimenti della società statale iraniana National Iranian Oil. Nell’ultimo anno la produzione saudita è cresciuta di 570 mila barili giornalieri mettendo a segno il secondo incremento all’interno dell’Opec (+860 mila per l’Iraq).