Petrolio alle stelle, "il lupo è qui"?

Inviato da Redazione il Ven, 28/04/2006 - 10:19
In un articolo pubblicato su Foreign Affairs nel 1973, James E. Atkins esprimeva le sue preoccupazioni per le conseguenze della prima crisi energetica. Il suo articolo si intitolava 'The Oil Crisis: This time the wolf is here'. Il tempo ha dimostrato che Atkins sbagliò le previsioni, speriamo che the wolf si tenga alla larga anche questa volta.

A metà degli anni '60 del XX secolo, l'Arabia Saudita produceva 1,4 milioni di barili di petrolio al giorno, che venivano acquistati dalle grandi compagnie occidentali per meno di due dollari al barile. Nel 1973, la produzione saudita ascendeva a 7,6 milioni di barili diari, commercializzati a 3,6 dollari al barile. Con le maggiori riserve al mondo nei suoi giacimenti, l'Arabia Saudita controllava l'Opec e imponeva i prezzi del cartello all'estero, basandosi su una capacità di estrazione che cresceva esponenzialmente ( oggi la quota saudita è pari al 17% della produzione mondiale). I prezzi del passato contrastano brutalmente con le quotazioni toccate dal greggio in questa settimana ( superiori ai 74 Usd al barile).

Dal 1975, e fino agli inizi del 2000, il prezzo del petrolio Brent ( quello di riferimento per i consumatori europei) ha fluttuato all'interno un range compreso tra i 10 e i 15 dollari al barile, una cifra che sembrava naturale in un mercato che manteneva, saliscendi a parte, un equilibrio tra domanda e offerta. Questa equazione si è rotta in numerose occasioni, e nella maggior parte dei casi lo ha fatto per ragioni extra- economiche, aliene ai fattori ordinari di mercato. Nell'ottobre del 1973, l'Opec decise di sospendere la vendita di petrolio alle nazioni alleate di Israele (un boicottaggio che si chiuse solo il 19 marzo del 1974). Dieci giorni dopo iniziava la guerra del Yom Kippur che oppose lo stato ebraico a Siria ed Egitto.. Il prezzo del greggio si impennò, anche se il suo livello di allora può sembrarci ridicolo ( alla fine del 1974, il petrolio dell'Opec quotava 11,65 dollari al barile).

Un impatto molto più forte sui prezzi ebbe, nel 1979, la rivoluzione islamica in Iran e, soprattutto, l'inizio del conflitto tra Iran e Iraq nei primi mesi del 1980 ( anno in cui il prezzo del barile schizzò fino ai 40 dollari). L'orgia dei prezzi, dovuta alla politica di tagli alla produzione voluti dall'Opec, continuò fino al 1983, anno in cui toccò un tetto massimo, per poi cadere, prima lentamente e poi vertiginosamente nel 1986, anno in cui il mercato venne assorbito da una specie di tunnel del tempo che riportò le quotazioni all'interno del range 10-15 Usd.

Fino al 1983, le quotazioni sono state pilotate dalle strategie da 'offerta' messe in campo dai paesi Opec ( capeggiati sempre dall'Arabia Saudita), mentre la domanda si manteneva su livelli stabili. Questa situazione propiziò un riordinamento dei prezzi derivante dal buon livello di elasticità della domanda di petrolio. L'aumento dei costi incentivò la ricerca e l'esplorazione intensiva di nuovi giacimenti - come quelli localizzati nel Mare del Nord - e la perforazione di pozzi addizionali - come quelli texani a partire dal 1981. Allo stesso tempo, le economie occidentali accentuarono l'uso di energie alternative. La contrazione della domanda ha spinto i paesi produttori - in special modo l'Arabia Saudita - ad incrementare la produzione, con la conseguente caduta dei prezzi causata dalla sovrabbondante offerta e dalle tensioni interne all'Opec.

Ma questo idilliaco scenario per i consumatori occidentali si volatilizzò con l'irruzione nei mercati mondiali - visibile a partire dal 2000 - dell'India e, soprattutto, della Cina, un'economia che sta crescendo in modo continuativo a tassi a due cifre. La domanda cinese di energia ha mostrato tutti i limiti dell'offerta e dell'insufficiente capacità di raffinazione. Se al quadro tracciato si aggiungono le complicazioni extra- economiche sul fronte dell'offerta - come la crisi nucleare iraniana e i conflitti in Nigeria - il fantasma di un nuovo shock petrolifero prende forma e minaccia l'economia globale. A cura di www.fondionline.it

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