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Perù: il prezzo della disciplina (fondionline.it)

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Il Perù intravede la ripresa della sua economia, ma le nubi che si addensano sull’operato del governo guidato da Alejandro Toledo non riescono a dissolversi. L’economia è cresciuta del 5,9% nel terzo trimestre del 2005, sostenuta dalle esportazioni dei prodotti minerari. Il deficit fiscale è pari all’1% del Pil. Attualmente, il presidente Toledo può contare sul consenso del 15% della popolazione.

L’economia peruviana è abituata ai colpi di Stato. Tra il 1999 e il 2001 il paese è entrato in una spirale negativa che si è riflessa nella scalata del tasso di disoccupazione. Nel 2001 il tasso ufficiale di disoccupazione era vicino all’11% della popolazione attiva. Negli anni anteriori tale indicatore non superava il 7%. L’aumento della disoccupazione trasformò la creazione di nuovi posti di lavoro nella nuova sfida dei contendenti alla guida del governo. Il governo guidato da Alejandro Toledo è riuscito a centrare tassi di crescita superiori al 4% negli ultimi tre anni. Il presidente ha ridotto il deficit fiscale all’1% del Pil, uno dei livelli più bassi di tutta l’America Latina. Tuttavia, Toledo non è riuscito a ridurre il tasso di disoccupazione ( che si mantiene vicino al 10% – livello presente nel momento in cui è stato nominato presidente).

Toledo ha risposto alle critiche espresse dai suoi avversari politici, sostenendo che alla fine del suo mandato ( il prossimo anno) lascerà il paese in condizioni di crescere ad un tasso annuo superiore al 5%. La previsione del presidente, assecondata dalla Banca Centrale, è che l’espansione economica nel 2005 raggiungerà il 7%. La crescita dell’economia si deve agli effetti positivi derivanti dal buon andamento del settore delle materie prime. Solo nell’ultimo trimestre, le miniere e la produzione di idrocarburi è cresciuta ad un ritmo del 10,93% ( oro, zinco e rame capeggiano la classifica). La dipendenza da questi settori conferma l’eccessiva esposizione dell’economia peruviana alla volatilità che caratterizza il mercato internazionale delle commodities.

Le esportazioni si sono impennate proprio grazie alla crescita dei prezzi di questi materiali. In settembre, il paese ha potuto fare affidamento su un superavit commerciale provocato dal boom delle esportazioni ( +29% rispetto allo stesso periodo del 2004). I miglioramenti ottenuti sul fronte macro- economico sono serviti poco a Toledo. La popolarità del presidente è oggi al 15%, un livello molto basso rispetto a quelli goduti da numerosi colleghi sudamericani. Per spiegare il dato, gli esperti evidenziano che gli effetti della crescita economica non si sono fatti sentire sul portafoglio dei cittadini. Il governo di Toledo ha inoltre applicato con rigidità le indicazioni del Fondo Monetario Internazionale. L’ortodossia economica consigliata dal Fmi ha rappresentato l’asse della politica economica del governo peruviano.

I successi sul fronte macro- economico trovano conferma in una serie di dati positivi: tasso di inflazione fermo all’1,2%, deficit fiscale pari all’15 del Pil, il peso del debito estero è passato dal 55% al 40% del Pil in dieci anni, il saldo della bilancia commerciale positivo per la prima volta nella storia del paese, le riserve di divisa hanno raggiunto un livello massimo di 15.000 milioni di dollari. La bontà dei dati non è sufficiente a far diminuire la vulnerabilità del paese. Il Perù è ancora oggi troppo dipendente dalle oscillazioni dei mercati internazionali delle materie prime. Gli impegni derivanti dai compromessi sociali e l’elevata dollarizzazione dell’economia (anche se il peso di questa variabile si è ridotto del 70% negli ultimi anni), continuano a comprimere i margini di manovra dell’esecutivo in carica. A cura di www.fondionline.it