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La Periferia d’Europa sotto pressione in attesa del test di Lisbona. Vola il decennale italiano

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Per qualche giorno la forsennata corsa del prezzo del petrolio e le tensioni nel mondo arabo avevano allontanato i riflettori da Eurolandia. Ma adesso che i tassi di interesse di Grecia e Portogallo sono balzati ai massimi di sempre la crisi del debito sovrano torna d’attualità. Mentre il prezzo del greggio prende respiro e dalla Libia il sanguinario Muammar Gheddafi lancia i suoi anatemi, annunciando in un’intervista ad una tv turca che se la rete terroristica al Qaida si impadronisse del suo paese, l’intera regione fino a Israele si troverà in preda al caos, sul mercato gli investitori guardano al mercato del reddito fisso.


Aumenta la pressione sul reddito fisso della periferia europea rispetto ai titoli core tedeschi. Secondo i dati TradeWeb la forbice di rendimento tra il decennale Btp e l’equivalente Bund si allarga di una decina di centesimi fino a oltre 180 punti base, sui massimi da metà gennaio. In attesa del nuovo collocamento di carta portoghese i timori degli investitori portano il tasso del decennale lusitano al nuovo record dall’introduzione dell’euro fino a 7,7%, mentre il rendimento del due anni tocca il massimo da maggio scorso a 6,617%. Il Portogallo oltre ad un buyback di titoli in scadenza ad aprile e giugno 2011, emetterà il titolo con scadenza 2013 per 0,75- 1 miliardo di euro. Si tratta della prima emissione di bond portoghesi negli ultimi due mesi.

Lisbona si prepara al test con il mercato proprio nella settimana in cui i rendimenti sul proprio debito sono saliti ai massimi dallo scorso maggio sulla scadenza due anni e ai massimi dall’introduzione dell’euro sul dieci anni.  “Sarà un test molto importante nella situazione attuale”, spiega la strategist di Unicredti Chiara Cremonesi. “Con un costo di finanziamento a tre anni di circa 6,2%, si potrebbe parlare di sorpresa positiva con un rendimento d’asta sensibilmente sotto il 6% e un bid-to-cover in area 2,5-3,5”. Il focus del mercato va poi al vertice di venerdì prossimo dei leader della zona euro, chiamati ad importanti decisioni sulle riforme necessarie al superamento della crisi debitoria della regione. Negli ultimi giorni, tuttavia, sembra aver preso piede l’aspettativa di passi cauti, piuttosto che di decisioni di peso capaci di imprimere una svolta al processo di riforma finanziaria interno all’Ue.


“I rendimenti sono alti su Portogallo e Grecia e non ci sono stati segnali di intervento con acquisti della Bce tanto che c’è da domandarsi se Francoforte non se ne tenga fuori volutamente per mettere pressione alla politica” spiega un trader.”Gli operatori si preparano all’asta con pesanti vendite di Portogallo, una volta chiuso il collocamento potremmo vedere un leggero recupero della periferia ma non credo si tratterà di un vero e proprio rally”, segnala lo strategist WestLb Michael Leister. “Il mercato sta iniziando a capire che non si tratta soltanto dell’effettiva possibilità di raccolta, va tenuto conto del prossimo rialzo dei tassi Bce che aumenterà i costi di finanziamento” aggiunge. Sul monetario il tasso Euribor 3 mesi è stato fissato a 1,18% da 1,172%.


Per Carsten Brzeski, senior economist di ING BELGIUM, marzo è il mese della verità. Anche se la crisi del debito sovrano di Eurolandia è stata lontana dai radar dei mercati, è tutt’altro che arrivata alla fine”, segnala l’esperto. “L’inflazione, con il preannunciato aumento dei tassi di interesse della Bce, il fardello del debito americano, le tensioni geopolitiche in Nord Africa e Medio Oriente sono stata al centro dell’attenzione. Tuttavia, basta dare una semplice occhiata ai rendimenti dei titoli di Stato della Periferia d’Europa per avere la situazione chiara: la compiacenza è il peggior advisory”. Appurato che prima o poi il Portogallo dovrà uscire con il cappello in mano, non appena il governo di Lisbona metterà da parte l’orgoglio, il vero rebus si gioca in Grecia.


Secondo l’agenzia di rating Standard & Poors’s in area Euro potremmo assistere alla riduzione di rating di diversi paesi. Moritz Kraemer, managing director di S&P spiega che per i rating sovrani europei quella di un’insolvenza della Grecia sul proprio debito è una possibilità. E alla domanda se il peggio sia passato per le prospettive del debito sovrano europeo, la sua risposta è “vorrei poter dire di sì, ma la risposta è no”. L’agenzia di rating continua a mantenere diversi paesi – fra cui Grecia e Portogallo – sotto osservazione per un peggioramento del merito di credito, i cui fattori scatenanti potrebbero essere “un ritardo nel processo di consolidamento e di riforma strutturale, ma anche le decisioni che verranno prese a livello europeo questo mese”. Quanto alla Grecia, che giusto ieri si è vista nuovamente tagliare il rating da parte di Moody’s, per Kramer la possibilità di un default sul debito pubblico lascerebbe gli investitori nei titoli di Stato con la possibilità di recuperare fra il 30 e il 50% del capitale investito.