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Perché i mercati hanno tanta paura dello swap greco

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“Timori per lo scambio dei titoli di Atene”. Così quotidiani e analisti hanno spiegato il tonfo di ieri delle Borse. Ma cosa c’è dietro il tanto temuto swap dei titoli greci? Perché il concambio dei titoli fa tanto paura alle Borse?
Tutto ruota attorno al coefficiente di adesione che lo scambio di titoli riuscirà ad ottenere al termine dell’operazione, che si chiuderà alle ore 21.00 di domani.
Il coinvolgimento dei privati nel piano di ristrutturazione del debito greco, il cosiddetto PSI, dovrà essere almeno pari al 90% perché l’operazione si concretizzi, mentre l’adesione delle banche dovrà raggiungere almeno il 75 per cento. In caso di risposta positiva il governo greco si assicurerebbe una riduzione del debito complessivo di almeno 105 miliardi di euro, con un immediato beneficio sulle sue esigenze di cassa.
I problemi si avrebbero qualora tali percentuali non dovessero essere raggiunte. In questo caso potrebbe scattare le CAC, ossia le clausole collettive retroattive che obbligherebbero tutti i possessori di bond greci, anche chi non ha aderito all’offerta, a partecipare allo scambio.
Il passo successivo sarebbe la probabile realizzazione di un “credit event”, che farebbe a sua volta scattare il pagamento dei credit default swap sul debito greco, con l’effetto di realizzare un vero e proprio default in stile Argentina dalle conseguenze ancora difficili da valutare. Ieri il quotidiano ellenico Athens News ha citato un documento segreto dell’associazione internazionale delle banche, l’Iif, secondo cui un fallimento di Atene porterebbe al contagio della crisi a Spagna e Italia e la Bce perderebbe 170 miliardi di euro.
 
In un caso il processo di default potrebbe essere addirittura più breve: qualora il tasso di adesioni non raggiunga nemmeno il 66 per cento. A spiegarlo è Michael Hewson, senior market analyst di CMC Markets: “La dichiarazione del ministro delle Finanze Venizelos che la Grecia è pronta a far scattare le clausole di azione collettiva fa temere che questo possa attivare la copertura assicurativa dei CDS, ma in ogni caso per far  partire le clausole è necessario che l’accordo abbia un tasso di adesione del 66%, altrimenti decade e c’è il default”.
Finora l’Isda, l’associazione internazionale che regolamenta i derivati e gli swap, non si è espressa sulle percentuali di adesioni che potrebbero far scattare i Cds. Ed è probabile che per prendere una decisione si riservi di prendere alcuni giorni di tempo, arrivando, secondo alcuni osservatori fino al 20 marzo. Una situazione che rischierebbe di mantenere lo stato di incertezza che attualmente ha la meglio sui mercati finanziari.
Va segnalato però che tra le banche continua a crescere il numero di quante hanno annunciato l’adesione allo scambio. Ieri a Intesa Sanpaolo, Allianz e Deutsche Bank si sono aggiunte Generali, Unicredit e le principali banche greche.
Intanto questa mattina Borsa Italiana ha comunicato che i prestiti obbligazionari della Repubblica ellenica sono sospesi dalle negoziazioni a tempo indeterminato.