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Perchè Doris può dire no alla tentazione di vendere

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Quanto c’è di nuovo nelle dichiarazioni rilasciate stamane da Ennio Doris relative a un interesse di grandi gruppi europei per Mediolanum? Molto poco, almeno tornando indietro anche solo di meno di due mesi. Il 28 marzo scorso, Doris, parlando a Palazzo Mezzanotte, nell’ ambito della presentazione dei risultati 2006, aveva già dato indicazioni della stessa natura di quelle odierne: “Siamo molto interessanti – aveva detto Doris – specie per gli operatori esteri, per entrare in Italia, e perché siamo stati capaci di esportare il nostro modello. Siamo corteggiatissimi, siamo orgogliosi, ma siamo anche nazionalisti. Siamo evidentemente un oggetto del desiderio” ma “noi non abbiamo bisogno di aggregazioni con nessuno per essere competitivi. Doris aveva anche aggiunto: “Non è questione di vendere a un certo prezzo, come vedete agli attuali prezzi io compro (riferendosi ai suoi frequenti acquisti di titoli Mediolanum sul mercato, ndr), perché per me l’azione vale di più”.


Fin qui le dichiarazioni d’intenti. Cosa potrebbe essere cambiato nel frattempo? Certamente di mezzo c’è stata un’ulteriore accelerazione del processo di aggregazione bancaria in tutta Europa e soprattutto una nuova scossa tellurica nell’assetto dello scenario bancario italiano, con la fusione tra Unicredit e Capitalia. Un’intesa che in qualche modo potrebbe avere risvolti anche su Mediolanum.

Secondo dati Consob, Doris detiene, anche attraverso la Herule Finance, il 29,557% di Mediolanum. Un altro consistente pacchetto fa capo alla moglie di Doris, Lina Tombolato, che ha il 5,024%. In totale Doris può movimentare complessivamente un 34,581%. L’altro socio di Doris in Mediolanum è Silvio Berlusconi con il 35,130%. In totale i due soci storici superano ampiamente il 51%. Mediolanum non potrebbe quindi essere una preda, se non nell’ambito di un’operazione amichevole.


Inoltre appare comunque difficile immaginare che Doris e soprattutto Berlusconi vogliano disfarsi di una partecipazione che dall’ingresso di Mediolanum in Mediobanca è diventata strategica. E che lo è ancora di più ora che la fusione Unicredit-Capitalia determinerà la distribuzione di una quota pari a circa il 9% tra gli altri azionisti di Piazzetta Cuccia, fra i quali la stessa Mediolanum, che avrebbe così la possibilità di incrementare la propria quota (ora pari all’1,88%) nella cassaforte finanziaria d’Italia. 


Peraltro il 51% del capitale di Mediolanum è racchiuso in un patto parasociale siglato nel settembre 2004 tra la Fininvest di Berlusconi (che ha apportato al patto il 25,5% del capitale) e il gruppo facente riferimento a Doris (con un altra quota del 25,5%). Il patto disciplina il voto e il trasferimento delle azioni. La decisione di liquidare la partecipazione da parte di Doris dovrebbe dunque essere condivisa anche da Berlusconi che avrebbe comunque un diritto di prelazione. “Le operazioni di cessione – si legge negli estratti del patto – o di trasferimento a terzi delle azioni di Mediolanum possedute dalle parti e sindacate dal presente Patto sono soggette salvo diverso accordo tra le parti a procedura di prelazione”.

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