Pensioni: rivalutazioni bloccate, l'inflazione erode il 33% del valore

Inviato da Redazione il Gio, 21/02/2013 - 11:46
Sei milioni di pensioni italiane valgono un terzo in meno. E' la denuncia del Sindacato Pensionati Italiani della CGIL, che ha registrato un crollo vertiginoso del potere d'acquisto delle pensioni percepite dagli anziani del Belpaese: il 33% in meno.
La Riforma Fornero ha infatti bloccato il meccanismo di adeguamento all'inflazione annuale per sei milioni di pensionati; il che significa che, in assenza di ulteriori revisioni della riforma dopo le elezioni politiche del 24 febbraio, anche nei prossimi anni la perdita di potere d'acquisto - già pari a 1135 euro in due anni - potrà solo peggiorare.
Le pensioni inferiori ai 1217 euro netti sono l'eccezione: per queste la rivalutazione c'è stata, del 3%, per adeguare al costo della vita i redditi pensionistici più bassi.
Ma per coloro che hanno una pensione superiore a quella soglia, la perdita di potere d'acquisto è stata di circa 360 euro nel 2012, che saliranno ad oltre 770 euro quest'anno. Più sostanziosa la perdita per chi percepisce una pensione da 1576 euro netti: nel 2012 la svalutazione è stata di 478 euro, che saliranno a 1020 nel 2013.
In più, la CGIL fa notare che "nel 2013 tasse e tariffe incideranno sui pensionati italiani per una spesa media totale di 2.064 euro pro capite, il 20% in più rispetto al 2012".
"Per le tasse - precisa SPI-CGIL - tra addizionale regionale IRPEF, addizionale comunale, IMU e TARES se ne andranno infatti mediamente 640 euro, il 12% in più rispetto al 2012. Per quanto riguarda invece le tariffe, la spesa media sarà di 1.424 euro tra telefonia fissa, acqua, luce, gas e riscaldamento. Pesano inoltre il canone Rai e l'aumento dal 22% al 23% dell'IVA che scatterà il prossimo luglio".
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