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Pensione: con la nuova riforma diventa un miraggio sempre più lontano

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Pensione, questa sconosciuta. Non è una battuta, ma quello che succederà a giovani che si affacciano sul mercato del lavoro. Il rischio che incombe anche su chi ha trovato un’occupazione da qualche anno è, infatti, quello di dover aspettare il compimento di 72 primavere per poter smettere di timbrare il cartellino.

Merito o colpa della riforma previdenziale varata il 3 agosto scorso dal governo con il via libera del decreto anti-crisi. Entrando nel merito si tratta di una riforma che lega l’età pensionabile alle aspettative di vita degli italiani. Quindi man mano si allunga la vita media, verrà spostato un po’ più in là il paletto che rende possibile ricevere la pensione.

La normativa stabilisce che dal 2015 i requisiti di età anagrafica per l’accesso al sistema pensionistico sono adeguati alla speranza di vita. In altre parole per la pensione di vecchiaia già dal 2015 potranno essere richiesti agli uomini 65 anni e tre mesi di età e alle donne 60,3. L’altro neo della riforma è che al momento non è ancora chiaro se la riforma riguarda sia le pensioni di anzianità sia quelle di vecchiaia.

Quindi almeno per il momento con le nuove regole l’età del pensionamento non potrà essere conosciuta a priori, quanto meno con largo anticipo. Di positivo c’è che il vitalizio dovrebbe essere più cospicuo: un 30enne staccherà il primo ottobre 2044 (tre anni e dieci mesi dopo quello che sarebbe successo con le attuali regole) e avrà un vitalizio pari al 66% contro il 51% di oggi.

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