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Pechino svaluta nuovamente lo yuan, sorride solo Shanghai. Borse Ue pagano tensioni geopolitiche

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Nuova svalutazione a sorpresa dello yuan da parte di Pechino. La People’s Bank of China ha abbassato il peg con il dollaro americano a 6,5314, un ritocco di poco superiore allo 0,2% ma che ha permesso di portare il cross ai minimi dell’aprile 2011. L’intervento della Banca centrale cinese sottolinea le difficoltà della Repubblica popolare che si trova ad affrontare una fase di transizione economica accompagnata da un sensibile rallentamento del ritmo di crescita. 
Possibili nuove misure di allentamento da parte della Pboc 
Sul fronte macro oggi è arrivata una ulteriore delusione dalla Cina con l’indice Pmi servizi elaborato da Caixin sceso a 50,2 punti a dicembre dai 51,2 del mese precedente. Il PMI composito è sceso sotto la soglia dei 50 punti.
“Gli ultimi dati dalla Cina suggeriscono che la banca centrale non ha ancora messo fine alle misure di allentamento – commenta Arnaud Masset, Market Strategist di Swissquote Europe – . È lecito attendersi nuovi tagli del tasso sui finanziamenti a un anno e del quoziente di riserva obbligatoria“.
Bene Shanghai, giù le altre Borse 
L’azione di Pechino ha sospinto la Borsa cinese con Shanghai rimbalzata di oltre il 2%, +1,81% per l’indice CSI. male invece tutte le altre principali Borse mondiali. La Borsa di Tokyo che ha ceduto circa l’1% pagando la nuova svalutazione dello yuan che pesa sulla competitività degli esportatori giapponesi. 
In Europa ribassi vicini all’1% per le principali Borse con il Ftse Mib milanese in calo dello 0,83% a 20.809 punti. Giù dello 0,9% il Dax e il Cac 40. 
Mosse Corea del Nord spingono verso oro e yen 
Sui mercati pesano anche le tensioni geopolitiche con la Corea del Nord ha annunciato il suo quarto test nucleare. Tensioni che spingono i beni rifugio quali l’oro (+0,4% a 1.081 dollari l’oncia), mentre tra le valute sale lo yen (+0,51% contro il dollaro Usa). 
Buoni riscontri da Pmi servizi europei 
In Europa invece indicazioni positive sono arrivate dagli indici Pmi servizi. L’indice Pmi servizi dell’eurozona a dicembre si è attestato a 54,2 punti dai 53,9 di novembre. Il consensus degli analisti vedeva un aumento a 53,9 punti. Balzo a 56 punti per  l’indice Pmi servizi tedesco a dicembre dai 55,4 precedenti (consensus degli analisti vera a 55,4 punti).   
“A fine 2015, la crescita dell’attività ha continuato ad aumentare, con un rialzo del PMI che ha chiuso il più forte trimestre in quattro anni e mezzo“, sottolinea Chris Williamson, Chief Economist presso Markit rimarcando come l’economia dell’eurozona inizia il 2016 da una posizione forte e tale da potersi godere un anno di solida espansione. “Eppure – aggiunge l’esporto di Markit – i dati dell’indagine del terzo trimestre indicano una crescita modesta del PIL dello 0,4%, che vorrebbe dire per l’eurozona una crescita dell’1,5% per l’anno 2015. Considerato il fatto che abbiamo assistito a quasi un anno di quantitative easing, sorge la preoccupazione che tale politica economica stia in qualche modo dando prova di essere inefficace“. 
Per l’Italia l’indice Pmi servizi si è attestato a 55,3 punti a dicembre dai 53,4 novembre. Il consensus degli analisti vedeva un aumento a 53,6 punti. Per il Pmi servizi si tratta del livello più alto dal marzo 2010.