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Pechino chiude i rubinetti del credito, cosa si cela dietro la linea dura cinese?

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Pechino non si smentisce e anche ieri ha voluto sorprendere i mercati. La banca centrale cinese ha confermato la sua fama di mettere in atto importanti mosse quando nessuno se lo aspetta e tassativamente a mercati chiusi.


Ieri la People’s Bank of China ha annunciato l’aumento di 25 punti base dei tassi a 1 anno sui depositi portandoli dal 2,25% al 2,50%. L’aumento sarà effettivo da oggi. Lo si legge nel sito della People’s Bank of China. Si tratta del primo rialzo dei tassi sui depositi dal 2007. Il tasso di rifinanziamento a un anno passerà quindi dal 5,31% al 5,56%. Livello che rimane ancora decisamente inferiore rispetto a quelli pre-crisi. Nel 2007, quando il pil cinese viaggiava come oggi in crescita di oltre il 10 per cento, i tassi di interesse a 1 anno superavano il 7 per cento. Da notare che per la prima volta il rialzo è stato di 25 punti base, in passato le manovre sui tassi erano sempre state fatte da Pechino in multipli di 9 punti base.

La Pboc non ha dato spiegazioni in merito a questa mossa. Ma il tempismo ha fatto subito pensare a una mossa preventiva per bloccare l’inflazione e per calmierare anche il settore immobiliare che negli ultimi 12 mesi ha continuato la sua salita (+9% dal settembre 2009). “La vera sorpresa è che la banca centrale cinese sostiene una linea dura e più lungimirante di quanto si pensava – rimarcano gli esperti di Société Générale – con aumento dell’inflazione e crescita sostenuta del pil con i dati del terzo trimestre che probabilmente sono stati più forti del previsto”.


Domani è in agenda proprio la diffusione del dato relativo al pil del terzo trimestre. Le attese sono di un rallentamento del ritmo di crescita con un progresso su base annua del 9,5 per cento rispetto al +10,3% del trimestre precedente. Forza della congiuntura cinese che dovrebbe essere confermata dal +18,5% a/a delle vendite al dettaglio a settembre e dal +14% a/a della produzione industriale.
Per quanto concerne invece l’inflazione, con riscontri in arrivo sempre domani, a settembre dovrebbe essere proseguito il trend di aumento delle pressioni sui prezzi, in particolare quelli dei beni alimentari. Il consensus li vede in crescita del 3,6 per cento annuo rispetto al +3,5% di agosto.