1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Mondo ›› 

Pechino apre agli investimenti azionari all’estero, Hong Kong ringrazia

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

Shanghai, Shenzen, ma soprattutto Hong Kong, hanno mostrato oggi tutto il loro apprezzamento verso l’ulteriore passo di apertura del mercato finanziario cinese annunciato venerdì dal Governo di Pechino. La Cina permetterà infatti alle banche del paese e in generale agli investitori istituzionali di acquistare azioni all’estero. Per la prima volta sui mercati internazionali potrà così riversarsi parte di quei 35mila miliardi di yuan (pari a quasi 3400 miliardi di euro) che costituiscono i risparmi delle famiglie cinesi.


Tra i maggiori beneficiari del progetto di riforma spicca il mercato di Hong Kong, che potrebbe divenire il centro dell’investimento dei piccoli risparmiatori, a cui le azioni H (titoli quotati a Hong Kong ma riferiti a società cinesi) potrebbero garantire una maggiore liquidità degli scambi rispetto a quella presente sulle due maggiori piazze del Paese, Shanghai e Shenzen. Sulla larga maggioranza (su tutte le azioni A) dei titoli scambiati in questi due mercati non è infatti consentito l’investimento da parte di investitori esteri, mentre sui restanti titoli (le azioni B) l’investimento è consentito solo agli stranieri. Non sorprende così che l’indice Hang Seng a circa mezz’ora da fine seduta segni un rialzo del 2,52% a 20982 punti e che l’Hang Seng China Enterprises (l’indice che descrive l’andamento dei titoli cinesi quotati nell’ex protettorato britannico) stia segnano il maggior progresso di giornata da 11 mesi a questa parte, con un +5,04%. Più contenuta, ma pur sempre positiva la variazione dello Shanghai Composite, in rialzo dello 0,61% a 4064 punti.

Nel dettaglio del provvedimento che sarà varato dal governo cinese e svelato dall’authority di settore in una nota sul suo sito web, le banche commerciali del Paese potranno investire all’estero fino a metà delle risorse amministrate. I risparmiatori dovranno però effettuare un investimento minimo di 300mila yuan (29mila euro). La decisione del governo cinese ha preso le mosse dall’intenzione di ridurre l’eccesso di liquidità presente nel Paese, che è tra l’altro il maggior detentore di riserve ufficiali in valuta (circa 1200 miliardi di dollari).