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Pechino alza le imposte sul trading, Shanghai trema

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Tanto tuonò che piovve. Dopo tanti allarmi uno storno dei mercati azionari cinesi è arrivato. L’indice Shanghai Composite ha chiuso le contrattazioni con un calo di poco più del 7% scendendo a 4028 punti. Lo shock non è però avvenuto come conseguenza di una presa d’atto della sopravvalutazione del mercato (che quota con un multiplo pari a 48 sugli utili), ma in scia a un’iniziativa fiscale del governo di Pechino per contenere la speculazione azionaria. Le autorità cinesi hanno infatti triplicato l’imposta di bollo sulle transazioni finanziarie, portandola allo 0,3%. Nel comunicato ufficiale del ministero delle Finanze cinese si legge che l’aumento dell’imposta ha lo scopo di “promuovere uno sviluppo sano del mercato immobiliare”.


La reazione dei mercati non ha riguardato solo le piazze cinesi.  Il Nikkei ha corretto dello 0,6%, si è assistito a un vistoso recupero dello yen e a un calo del future dell’S&P 500. Una manovra dello stesso tipo di quella annunciata oggi era stata introdotta nel 1997, con l’imposta che era salita dallo 0,3 allo 0,5%. Il giorno successivo le ricadute furono contenute, ma nei quattro mesi successivi lo Shanghai Composite perse quasi il 30 per cento. Lo scorso 26 febbraio i timori che il Governo stesse per inasprire le misure contro la speculazione finanziaria aveva condotto l’indice Csi 300 a cedere oltre il 9 per cento.

Finora i numerosi allarmi di sopravvalutazione della borsa, l’attuazione di misure restrittive di politica monetaria da parte delle autorità (2 rialzi dei tassi d’interesse nel 2007) e l’obbligo per le case di brokeraggio di far sottoscrivere ai clienti una dichiarazione di conoscenza del rischio dell’investimento azionario non avevano avuto alcun effetto sul rally di borsa. Lo Shanghai Composite ha guadagnato da inizio anno il 62% dopo essere cresciuto del 130% l’anno scorso. Nelle ultime settimane inoltre si è assistito a un’escalation dell’interesse per la Borsa anche da parte di piccoli risparmiatori, che ha portato all’apertura di una media di 300mila nuovi conti per operare in titoli al giorno. Ad oggi i conti titoli in Cina sono circa 100 milioni, e coprono quindi circa il 17% della popolazione urbana).