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La paura contagio pesa ancora sulle Borse, banche italiane meno a rischio su crisi sistemica

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Non si allenta la morsa del nervosismo sui listini Continentali. Dopo un avvio negativo le Borse europee continuano a cedere il passo. Parigi perde l’1,24%, Francoforte lo 0,52%, Madrid l’1,37%, Amsterdam lo 0,86%, Londra -1,20%. Male Milano che lascia sul terreno lo 0,86%. I timori sul debito dell’Irlanda con lo spauracchio del rischio contagio a Portogallo e Madrid tengono con il fiato sospeso gli investitori. Almeno fino a questo pomeriggio. I ministri delle Finanze europei quest’oggi si riuniscono per affrontare i temi legati alla crisi e alle tensioni provocate dalle situazioni debitorie di alcuni stati. Una riunione che permetterà di capire se l’Eurozona scenderà in campo per sostenere Dublino.

La riunione dei ministri dell’Eurozona inizierà questa sera alle 17 e proseguirà domani con un vertice allargato a tutti i ministri dell’Ue. Nel fine settimana è montata l’incertezza sulla capacità dell’Irlanda di portare a buon fine il suo piano di austerità di bilancio. Le autorità irlandesi hanno continuato a ribadire che il paese non ha bisogno di un sostegno finanziario. Tuttavia le continue pressioni da parte di altri membri Ue, affinché l’Irlanda chieda il ricorso al fondo anticrisi al fine di calmierare i mercati, hanno portato Dublino ad avanzare l’ipotesi di una richiesta di aiuto, ma solo per finanziare il sistema bancario.


Il governo irlandese vorrebbe, infatti, evitare di incorrere nelle condizioni a cui sarebbero sottoposti i paesi che accettano un prestito per risanare le finanze pubbliche. Secondo alcuni calcoli più pessimistici le banche dell’isola del Trifoglio avrebbero bisogno di almeno 50 miliardi di euro per ricapitalizzarsi. Secondo un’analisi di di Barclays Capital il costo potrebbe lievitare a 80 miliardi di euro. La sola Anglo-Irish Bank avrà bisogno di un prestito compreso tra i 29 e i 34 miliardi di euro, a seconda della gravità della situazione.


Allied Irish necessiterà di ulteriori tre miliardi di euro entro fine anno, che si andranno ad aggiungere ai 7,4 miliardi già stimati come necessari per la ricapitalizzazione dell’istituto di credito. Irish Nationwide Building Society avrà bisogno di altri 2,7 miliardi di euro per continuare ad operare. Bank of Ireland, in cui il governo controlla il 36%, è l’unica banca che non ha bisogno di una ulteriore iniezione di liquidità e il mese scorso è riuscita a piazzare sul mercato titoli per 750 milioni di euro.


Di qui l’interrogativo della giornata: è possibile usare il Fondo anti-crisi, costituito in maggio con 60 miliardi di euro della Commissione, 440 miliardi di garanzie di prestito dai membri Eurozona e 250 miliardi di prestiti Fmi per sostenere le banche? Secondo il vicepresidente Bce, Vitor Constancio, la risposta è sì e lo ha spiegato a Vienna: il meccanismo non può essere usato direttamente per le banche, ma per fare prestiti ai governi che poi possono usarlo come ha fatto il governo greco. Ebbene, Atene ha usato 10 miliardi proprio per le banche.


Il timore di una nuova crisi sistemica pesa sul settore delle banche. I Paesi con la più alta esposizione sul settore bancario irlandese sono la Germania con 46 miliardi di dollari, la Gran Bretagna con 42,3 miliardi, gli Stati Uniti con 24,6, la Francia con 21,1 miliardi, l’Italia con 3,6 miliardi e la Spagna con 2,5 miliardi, secondo i dati della Bri alla fine del primo trimestre 2010. Ma questo non frena le vendite sul comparto bancario a Milano dove Unicredit cede lo 0,86%, Ubi lo 0,96% e IntesaSanpaolo l’1,06%. Se Mps lascia sul parterre l’1,06%, Banco Popolare perde un ulteriore 1,13% dopo il calo della vigilia.