1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Italia ›› 

Partono i rilanci per Intra, Pop. Vicenza punta su opa e sportelli

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

Mentre in riva al lago Maggiore continua il balletto di avvicendamenti sulle poltrone chiave di Popolare Intra, incandescenti e “avvelenate” dalle indagini delle procure circa la gestione dell’affaire Fin.part, a Milano, in Mediobanca si accingono a ricevere le proposte di partnership delle banche interessate ad un matrimonio nel Verbano. Il tempo stringe e le proposte dovrebbero arrivare entro l’inizio della prossima settimana, quando dovrebbe scadere il termine per la presentazione delle offerte. In prima fila, secondo quanto risulta a Finanza.com, ci sono il Credito Valtellinese, capitanato dal presidente Giovanni De Censi che anche durante la riunione del consiglio dell’Associazione bancaria italiana (Abi) dello scorso 30 maggio ha confermato l’interesse per l’istituto (e si accingerebbe a formalizzare la sua proposta), e la Popolare di Vicenza di Gianni Zonin. Più defilate appaiono Pop. Verona Novara e Veneto banca. Pop. Vicenza ha rifinito la sua offerta vincolante, che questa testata è in grado di anticipare nelle sue linee generali.
I cardini della proposta, che vuol essere rispettosa dello spirito federativo indicato a suo tempo dal cda di Intra, ruotano intorno al lancio di un opa totalitaria per contanti sulla società piemontese dopo la sua trasformazione in spa. Una soluzione capace di stuzzicare gli appetiti dei soci già sfiancati dall’attesa, se il prezzo sarà quello “giusto”. Gli azionisti che aderiranno potranno reinvestire fino ad un massimo del 50% di quanto incassato, in bond convertibili Pop. Vicenza, che fungerà anche da holding del nuovo gruppo. L’operazione è sottoposta ad una condizione essenziale però: il perfezionamento di un accordo transattivo con Fin.part che preveda la rinuncia della proceduta fallimentare di quest’ultima alle azioni di risarcimento danni e alle azioni revocatorie. Una condizione “pesante”, alla luce anche degli sviluppi delle indagini delle procure che hanno portato all’arresto, tra gli altri, di Gianluigi facchini e Gianni Mazzola, che di Fin.part hanno tessuto le fila fino al crac.
Qualora si trovi un accordo, da Vicenza sarebbero pronti a mettere sul piatto per l’integrazione con Intra 26 sportelli dislocati in Lombardia e Piemonte, che passerebbero sotto la società verbana alla quale si darebbe il ruolo di capofila per il Nord ovest. Questo passaggio è ritenuto molto importante, perché cosi si manterrebbe l’autonomia gestionale auspicata consentendo anche un rilancio commerciale e patrimoniale di cui l’istituto “preda” sembra essere bisognoso. Anche la governance della prospettata aggregazione è al centro dell’attenzione di Vicenza: Intra manterrà sede sociale attuale ed entità giuridica autonoma; anche i marchi saranno salvaguardati in quanto specchio del radicamento territoriale e il consiglio d’amministrazione sarà composto da una maggioranza di consiglieri espressione dell’acquisita. A monte, nella holding vicentina, il cda dovrebbe salire a 18 membri per fare posto a tre rappresentanti del territorio verbano, uno dei quali diventerà vice-presidente. I tre consiglieri avranno potere di veto su alcune decisioni che riguardano Intra, come un’eventuale successiva cessione dell’istituto. E’ stata posta una buona enfasi anche sui bond convertibili che gli attuali soci Intra potrebbero acquistare in cambio delle loro azioni: l’eventuale conversione in massa sarebbe un’ottima cartina di tornasole che l’alleanza funziona. Infine l’offerta, che dovrebbe scadere il prossimo 6 luglio, prevede anche la nascita di una Fondazione Intra, il presidio della “verbanità” del progetto.