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Parmalat: la speculazione continua a bussare. Focus su M&A, Brasile e rinnovo board

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La partita a scacchi in vista dell’assemblea (12-14 aprile) che deciderà il futuro di Parmalat ha visto l’interesse del fondo Charme (famiglia Montezemolo) ad entrare nel capitale del gruppo di Collecchio. Charme farebbe parte di una cordata italiana, capitanata da Intesa SanPaolo, per contrastare l’avanzata dei 3 soci stranieri (Mackenzie, Skagen e Zenit) che hanno raccolto in patto il 15,3% dell’azienda alimentare. Entro il 18 marzo dovranno essere presentate le liste per il rinnovo del board. Oggi indiscrezioni di stampa riportano l’ennesima speculazione sul titolo, che a Piazza Affari guadagna lo 0,70% a 2,30 euro. Queste indiscrezioni parlano di un piano che mirerebbe alla fusione tra Parmalat e Lacteos do Brasil, la più grande azienda lattiero-casearia brasiliana che produce e vende su licenza i prodotti Parmalat sul mercato carioca.


L’operazione offrirebbe all’azienda emiliana l’opportunità di beneficiare di costi di acquisto delle materie prime più bassi e di accrescere la propria presenza sul mercato brasiliano. “Si tratta di opzioni delineate a grandi linee anche dallo stesso Bondi ieri nella presentazione agli analisti – scrive Equita nella nota odierna -, anche se le sue parole sembravano far riferimento sia ad un’acquisizione che ad un semplice accordo commerciale”. Ieri, infatti, il Ceo di Parmalat ha ventilato la possibilità di un’acquisizione o un accordo strategico in Sud America, in particolare guardando al Brasile.

“Confermiamo la raccomandazione underweight sul titolo perché Parmalat potrà ottimizzare la sua struttura finanziaria solo attraverso acquisizioni, con il rischio di pagare però elevati multipli come avvenuto nei recenti M&A deals”, sottolineano gli analisti di Banca Leonardo che hanno portato il target price a 2,1 da 2 euro. Sicuramente più positivi i giudizi di Equita e Intermonte, che su Parmalat hanno ribadito rispettivamente “buy” e “speculative buy”. “A fronte di risultati del quarto trimestre al di sopra delle nostre attese – segnala Intermonte -, abbiamo leggermente alzato le nostre stime di Ebitda 2011-12. A guidare tale rialzo è stata in particolare la tenuta del business italiano che ha sofferto meno di quanto stimassimo il rincaro della materie prime”.


Dalla presentazione dei risultati 2010, Equita ha notato indicazioni positive sul costo del latte in Australia: in Queensland il prezzo è infatti fissato fino al 2012 e non si rilevano richieste di revisione a fronte delle recenti alluvioni. “Nel complesso è previsto un rialzo del 4-5% contro un nostro +15% – scrive la sim milanese -. Questo spiega quasi interamente la differenza tra il nostro Ebitda (367 milioni) e la guidance (385 milioni)”. Infine il capitolo sulla Centrale del latte di Roma. Lo scenario delineato dal broker è il seguente: se il gruppo emiliano soccombesse nella causa e il Comune si riappropriasse della centrale (Ebitda 15-17 milioni all’anno), “Parmalat incasserebbe un cospicuo indennizzo per le migliorie apportate dall’acquisizione ad oggi”.